Parola per la domenica delle Palme – Wort zum Palmsonntag

Parola del giorno – 05.04.2020

Benedite Dio nelle assemblee. (Salmo 68,26)

Il giorno seguente, la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme, uscì a incontrarlo, e gridava: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele! (Giovanni 12,12-13)

Non è difficile immaginarsi com’era in Gerusalemme. Una folla si era messo in viaggio per salutare Gesù nella città. Un sussurrio di attesa sta nell’aria. Ci sono alcuni che lo hanno già incontrato. Sicuramente ci sono alcuni che lo vogliono solo vedere una volta. Forse sperano in qualcosa per la loro vita, una parola che si mette come balsamo sull’anima, forse un piccolo trucco magico o anche uno più grande. Da qualche parte sta Lazzaro, che era già morto. Chi può risuscitare Lazzaro dai morti lo può fare anche con mia figlia, mio padre, mia moglie…
E Lazzaro non era l’unico. C’era anche il figlio del funzionario del re. E c’erano anche quelle nozze a Cana, alla sera arrivata ad un punto morto, finito il vino, la festa alla fine – e poi arrivava vino nelle brocche d’acqua e nuova vita per la festa.
I morti risuscitano, acqua diventa vino – niente è più com’era. E dappertutto nel popolo cresce la speranza in tempi migliori, cresce da un piccolo granello di senape, rompe l’asfalto e le strade polverose, il deserto fiorisce, quel che sembrava secco e morto si risveglia per una nuova vita. E tutti si mettono in camino per la grande festa della liberazione.

Un sussurrio di attesa sta nell’aria, come prima di un temporale, si sa che i potenti della città fanno i loro piani per liberarsene di questo Gesù – chi ha occhi e orecchie aperte in questi giorni in Gerusalemme lo sa: si va verso una decisione. O loro o lui. E la folla ha già scelto da quale parte stare, ha già deciso:
Prendono rami di palme, nel Israele antica quasi come le bandiere nazionali, vanno incontro a lui, come si va incontro a un’alto funzionario, e gridano “Osanna”, come si grida quando viene un re, il loro re dal quale sperano che lui li liberasse dai militari romani e dalla elite religiosa, che lui si prendesse il suo posto nel palazzo, come in cielo, così in terra.
Un uomo forte, che regna con pugno forte. E la folla esulta e agita i rami di palme, e finalmente qualcuno di davanti grida: Sta arrivando!
E gli uomini e le donne si immaginano come lui sarà, se viene su un cavallo o in un’armatura splendente.

Gesù trovava un asinello e vi montò sopra.

Possibile che a questo punto i primi già abbassano i rami di palme, guardano costernati a terra, confusi e vergognati da questa vista cosi strana, da questo uomo cosi strano, che viene cosi insopportabilmente lento e altrettanto insopportabilmente poco appariscente. Possibile anche che l’umore già qui comincia a cambiare. Neanche una settimana dopo si radunerà di nuovo una folla a Gerusalemme, per gridare: Crocifiggilo, e i rami di palme diventano fruste.
La folla esultante lo aveva visto – ma non hanno visto lui. Gridano il loro “Osanna!” e intendono un eroe, che manda via i romani, che porta benessere sotto forma di pane e gioco, che si occupa di portare ordine e la legge, e si cura che le donne giudee non vengono molestate dai stranieri in strada.
E lui, che ha fatto miracoli, che appariva insieme forte e mansueto, colui di cui si dice che avesse risuscitato anche i morti: Lui deve essere l’uomo giusto per portare il cielo sulla terra. O almeno per fa riemergere il vecchio – anche se solo leggendario – grande regno di Davide. Se lui era quello che doveva essere, allora doveva fare quello che si aspettava di lui.
Rimanevano delusi amaramente e lui doveva pagare per quello.

Non solo a partire dalla domenica delle palme, e dal venerdì santo, una folla eccitata ha qualcosa di minaccioso.

Con nessuna sillaba contraddice la massa che esulta, non la fa mai quando parlano di lui come re. Ma allo stesso tempo mette bene in chiaro: Io sono un re diverso da quello che lui vi immaginate. Io non mi lascio trascinare da voi cosi facilmente da una parte. E pure i suoi discepoli hanno difficoltà a capire, solo dopo, dopo Pasqua, ripensano a quello che è successo, anche l’entrata a Gerusalemme e capiscono.

Oggi comincia la settimana prima di pasqua, la settimana quiete, cosi si dice in Svezia.
E forse non è cosi sbagliato: abbassare i rami di palme, e abbassare le nostre aspettative su Gesù, su Dio – non per aspettare di meno, ma metterle volontariamente da parte e vedere, cosa succede.
Perché questo era già d’allora il problema degli uomini: che conoscevano Dio fin troppo bene, che credevano di conoscerlo cosi bene.
E in verità non aver visto lui, ma una loro immagine di lui.
Questo lo doveva fare, così doveva essere, cosi dovrebbe reagire…e cosi via.
E se poi tutto è completamente diverso – delusione. Si, l’illusione viene tolta e cosi si rivela la realtà.
Questo succedeva nella notte di Natale, anche là completamente diverso di come era d’aspettarsi.
E succedeva nella notte più buia del Creato, nella notte nel silenzio della tomba di Gesù. E proprio qui, nella de-lusione, cresceva la prima mattina del nuovo Creato.
Piccolo come un granello di senape, affondato nel profondo della terra, la nostra terra cosi maltrattata e sfruttata.
Perché risuscitasse in una nuova vita, diverso da come era prima, diverso da come se lo aspettava, diverso da tutto quello che noi pensiamo di conoscere.

Chi vuole salvare la propria vita la perderà.
Gesù viene, questa è l’unica cosa di cui sono veramente sicura.
Lui viene alla fine dei giorni, per portare a casa tutto quello che era perduto. Ma viene anche adesso, dove due o tre sono riuniti nel suo nome.
Viene diverso da come lo aspettiamo. Diverso da come lo vorrei, fa cose che noi non possiamo neanche immaginare.
Grazie a Dio.
Forse è questo lo scopo di questa settimana. Mettere da parte il ramo di palma e diventare silenziosi con le mani vuote e vedere cosa succede.
Da qualche parte sta Lazzaro. Da qualche parte sulla terra tracce e segni nella sabbia. Da qualche parte vecchie brocche di acqua che all’improvviso sono piene di vino.

Il mio regno non è di questo mondo, dice Gesù. Grazie a Dio.

 

Wort zum Tag – 05.04.2020

Lobet Gott in den Versammlungen. (Psalm 68,27)

Als die große Menge, die aufs Fest gekommen war, hörte, dass Jesus nach Jerusalem kommen werde, nahmen sie Palmzweige und gingen hinaus ihm entgegen und schrien: Hosianna! Gelobt sei, der da kommt im Namen des Herrn, der König von Israel! (Johannes 12,12-13)

Es fällt nicht schwer, sich vorzustellen, wie es war in Jerusalem. Eine Menschenmenge hat sich auf den Weg gemacht, um Jesus in der Stadt zu begrüßen. Ein aufgeregtes Summen liegt in der Luft. Da sind einige, die ihm schon begegnet sind. Da werden einige sein, die nur mal gucken wollen. Vielleicht erhoffen sich andere etwas für ihr ganz eigenes Leben, ein Wort, das sich wie Balsam über die Seele legt, vielleicht ein kleines Zauberkunststück oder auch ein größeres. Irgendwo am Rand steht Lazarus, der schon gestorben war. Wer Lazarus vom Tod aufwecken konnte, der schafft das vielleicht auch bei meiner Tochter, meinem Vater, meiner Frau…
Und Lazarus war nicht der Einzige. Da war noch der Sohn des königlichen Beamten. Da war auch dieses Hochzeitsfest in Kana, gegen Abend am toten Punkt angekommen, der Wein alle, die Stimmung am Boden – und dann kam Wein in die Wasserkrüge und Leben in die Bude.
Tote werden lebendig, Wasser wird zu Wein – die Dinge sind nicht mehr, wie sie waren. Und überall im Volk wächst die Hoffnung auf bessere Zeiten, wächst aus einem kleinen Senfkorn, durchbricht den Asphalt und die staubigen Straßen, die Wüste blüht, was längst verdorrt und tot schien, erwacht zu neuem Leben. Und alles macht sich auf zum großen Fest der Befreiung.

Ein aufgeregtes Summen liegt in der Luft, wie vor einem Gewitter, man weiß, dass die Mächtigen der Stadt Pläne schmieden, um diesen Jesus los zu werden – wer die Augen und Ohren offen hat in Jerusalem in diesen Tagen, der weiß: Es läuft auf eine Entscheidung hinaus. Sie oder er. Und die Menge hat die Seite gewählt, hat die Entscheidung schon getroffen:
Sie nehmen sich Palmzweige, im antiken Israel fast so etwas wie Nationalfahnen, sie gehen ihm entgegen, wie man einem hohen Würdenträger entgegengeht, und sie rufen „Hosianna“, wie man es einem König entgegen ruft, ihrem König, von dem sie hoffen, dass er sie befreit von römischem Militär und religiösen Eliten, dass er seinen Platz einnimmt in seinem Palast, wie im Himmel, so auf Erden.
Ein starker Mann, der mit starker Hand regiert. Und die Menge jubelt und wedelt mit ihren Palmzweigen, und endlich ruft man von ganz vorn: Er kommt! Und die Menschen stellen sich vor, wie er wohl aussehen wird, ob er auf einem Pferd kommt oder sogar in einem großen Streitwagen in strahlender Rüstung.

Jesus aber fand einen jungen Esel und ritt darauf. 

Möglich, dass hier schon die ersten ihre Palmenzweige sinken lassen, betroffen zu Boden gucken, verstört und peinlich berührt von dem seltsamen Anblick, von diesem seltsamen Menschen, der unerträglich langsam und so bestürzend unauffällig angeritten kommt. Möglich auch, dass hier die Stimmung schon zu kippen beginnt. Keine Woche später wird sich in Jerusalem wieder eine Menge zusammenrotten, wird gröhlen und schreien: Kreuzige ihn, und die Palmzweige werden zu Ruten und Peitschen.
Die jubelnden Menschenmassen haben ihn gesehen – und doch nicht ihn gesehen. Sie rufen ihr „Hosianna!“ und meinen einen Helden, der die Römer vertreibt, der Wohlstand in Form von Brot und Spielen bringt, der für „Recht und Ordnung“ sorgt und dafür, dass jüdische Frauen nicht auf der Straße von irgendwelchen Ausländern angemacht werden.
Und der, der Wunder getan hat, der stark und sanft zugleich erschien, der, von dem man sagt er habe sogar Tote auferweckt: Der muss der richtige Mann sein, um den Himmel auf die Erde zu bringen. Oder zumindest das alte – freilich nur legendarische – Grossreich Davids wieder aufzurichten. Wenn er der war, der er sein musste, musste er tun, was man von ihm erwartete.
Sie wurden bitter enttäuscht und er bezahlte dafür.

Nicht erst seit Palmsonntag, und Karfreitag, haben aufgebrachte Volksmassen etwas Bedrohliches.

Mit keiner Silbe widerspricht Jesus dem jubelnden Volk, das tut er nie, wenn sie von ihm als König reden. Aber er macht gleichzeitig klar: Ich bin ein anderer König als der, den Ihr Euch vorstellt. Ich lasse mich nicht einfach so von Euch auf eine Seite ziehen. Und selbst seine Jünger haben Schwierigkeiten, das zu verstehen, erst im Nachhinein, nach Ostern, lassen sie das Geschehene, und auch den Einzug nach Jerusalem, Revue passieren und verstehen.

Ab heute geht es in die Karwoche, die „stille“ Woche sagt man auf Schwedisch. Und vielleicht ist da was dran: Die Palmwedel sinken lassen, und unsere Erwartungen an Jesus, an Gott, sinken lassen – nicht runterschrauben, sondern ganz bewusst beiseitelegen und sehen, was passiert.
Denn das war schon damals das Problem der Menschen: dass sie Gott zu gut kannten, meinten, ihn so gut zu kennen.
Und in Wahrheit nicht ihn gesehen haben, sondern ihr Bild von ihm.
Das sollte er tun, so sollte er sein, so würde er reagieren…und so weiter.
Und wenn es dann doch ganz anders kommt – Enttäuschung. Ja, die Täuschung wird weggenommen und so offenbart sich die Wirklichkeit. Das geschah in der Nacht zu Weihnachten, auch da ganz anders als zu erwarten gewesen wäre. Und es geschah in der schwärzesten Nacht der Schöpfung, der Nacht der Grabesruhe Jesu. Und genau hier, in der Ent-täuschung, entstand der erste Morgen der neuen Schöpfung.
Klein wie ein Senfkorn, tief hinab gesenkt in die Erde, unsere gemarterte und ausgebeutete Erde.
Damit es aufersteht zu neuem Leben, anders als zuvor, anders als erwartet, anders als alles, was wir zu kennen meinen.

Wer sein Leben gewinnen will, der wird es verlieren.
Jesus kommt, das ist so ziemlich das einzige, dessen ich mir wirklich sicher bin.
Er kommt am Ende aller Tage, um das Verlorene heimzuholen. Aber er kommt auch jetzt schon dorthin, wo zwei oder drei in seinem Namen beisammen sind.
Er kommt anders, als man denkt. Anders, als ich es mir wünsche, er tut Dinge, die wir uns nicht hätten vorstellen können.
Gott sei Dank.
Vielleicht ist das dran in dieser Karwoche. Den Palmwedel niederlegen und mit leeren Händen still werden und gucken, was kommt.
Irgendwo steht Lazarus. Irgendwo auf dem Boden Spuren und Schriftzeichen im Sand. Irgendwo alte Wasserkrüge, die plötzlich voller Wein sind.

Mein Reich ist nicht von dieser Welt, sagt Jesus. Gott sei Dank.