Regolamento del concorso di composizione

Concorso di Composizione
2016 – 2017
XVII edizione

30 novembre 2016
termine presentazione lavori

La Comunità Evangelica Luterana di Napoli indice ed organizza la diciassettesima edizione del Concorso di Composizione.
La scrittura delle composizioni –
La scrittura deve ispirarsi alla fiaba vincitrice della XVIII edizione del Concorso letterario “Una piazza, un racconto” e deve essere adattata alla rappresentazione teatrale del medesimo. FIABA MUSICALE
La Giuria esaminerà le composizioni partecipanti e designerà la vincitrice che sarà eseguita nella serata di premiazione.

Art 1 – Concorrenti
Al Concorso possono partecipare compositori italiani e stranieri senza limiti di età.

Art 2 – Iscrizione
La partecipazione al Concorso è gratuita. Il concorrente dovrà inviare sei copie della partitura corredata da file midi. La partitura dovrà essere assolutamente anonima contrassegnata da un motto, lo stesso che dovrà essere indicato sulla busta chiusa contenente:
1) Domanda di iscrizione al Concorso liberamente scritta, in cui si specifica il nome, il cognome, la data ed il luogo di nascita, il Comune e la Provincia di residenza, l’indirizzo, il numero telefonico e l’eventuale e-mail.
2) Dichiarazione firmata attestante che la composizione presentata è inedita e mai eseguita in pubblico.
3) Dichiarazione firmata che autorizza l’Ente organizzatore ad usufruire del materiale presentato per l’esecuzione pubblica e per tutte le manifestazioni teatrali e/o radio – televisive che l’Ente organizzatore, ovvero la Comunità Evangelica Luterana di Napoli intenderà allestire in futuro.
4) Due fotografie.
5) Un curriculum vitae.
Il plico dovrà pervenire al seguente indirizzo:
Segreteria del Concorso di Composizione
Luciana Renzetti
Via Vicinale Canosa, 44 – 80078 Pozzuoli (Na)

Art 3 – Composizioni
La durata delle composizioni dovrà essere massimo di 25 minuti e non meno di venti.
Dovrà essere pensata per Voce recitante e un Ensemble giovanile strumentale con il seguente organico:
Ottavino e/o Flauto (un esecutore)
Un Clarinetto
Due violini
Un violoncello,
Un contrabbasso,
Uno xilofono o Vibrafono e/o Glockenspiel (un esecutore)
Piccole percussioni a suono indeterminato (un esecutore).
Saranno valutati l’aderenza musicale al testo letterario, la originalità.
L’articolazione musicale relativa al testo è assolutamente libera.

Art 4 – Svolgimento del Concorso.
La Giuria, formata da docenti di Conservatorio, da musicisti di chiara fama, da critici musicali esaminerà i lavori presentati e designerà il vincitore che dovrà fornire tempestivamente le parti staccate del brano.

Art 5 – La Giuria.
Il giudizio della Giuria è insindacabile ed inappellabile. I nomi dei componenti la Giuria verranno resi noti in occasione della premiazione del vincitore.

Art 6 – Premiazione.
La data dell’assegnazione del Premio e della rappresentazione scenica sarà comunicata per e-mail al vincitore e pubblicata nel sito ww.itw.celna in gennaio 2017.

Art. 7 – Il Premio
Il vincitore del Concorso riceverà un Premio di euro 2.000 e la Giuria potrà anche assegnare menzioni particolari a lavori che riterrà meritevoli.
Il suo giudizio sarà insindacabile.

Art 8 – Annullamento.
L’Ente organizzatore si riserva di annullare il Concorso per cause indipendenti dalla propria volontà che dovessero impedirne il regolare svolgimento secondo i tempi e le modalità sopra indicate.

Art 9 – Restituzione.
I concorrenti potranno richiedere, a proprie spese, la restituzione di una copia degli elaborati. La restituzione del materiale avverrà secondo questi termini anche in caso di annullamento, secondo l’art. 8

Art 10 – Registrazioni ed Esecuzioni.
Nulla sarà dovuto ai concorrenti per eventuali rappresentazioni radio-televisive della Fiaba musicale, tanto meno dell’uso del materiale e delle partiture per ulteriori esecuzioni e/o registrazioni comprese in eventuali manifestazioni che la Comunità Evangelica Luterana di Napoli potrà allestire in futuro.

Art 11 – Informazioni.
I concorrenti potranno ricevere ulteriori informazioni scrivendo a lucianarenzetti@gmail.com

IL TESTO –  Fiaba vincitrice della XVIII edizione del concorso letterario indetto dalla Comunità evangelica luterana di Napoli

Gli occhiali magici

Nonna Eleonora aveva recentemente perso la vista, dopo una serie d’inutili interventi chirurgici. La donna ottantenne era ancora piena di vita e di energie, ma la cecità la costringeva a passare la maggior parte del suo tempo nella poltrona relax. La radio e l’audio descrizione dei programmi televisivi la accompagnavano durante il giorno.
Dan, un biondo e tranquillo bambino di otto anni, aveva seguito le disgrazie della nonna con rassegnazione. I suoi genitori erano scomparsi in un incidente automobilistico quando aveva tre anni ed Eleonora fu chiamata ad assisterlo come unico familiare esistente.
Quando la nonna seppe di dover occuparsi del piccolo Dan si preoccupò per le sue condizioni fisiche. Solo dopo mesi cominciò a scoprire le gioie che un piccolo può riservare. Questa responsabilità inattesa la obbligò a recuperare il contatto che gli anziani progressivamente perdono con la realtà.
A Dan piaceva conversare con gli adulti e la nonna lo assecondava interrogandolo sui compiti della scuola, sui rapporti con gli amici di classe e sui professori. Dan rispondeva con garbo e dovizia di particolari. Spesso esagerava. Narrava qualunque evento e descriveva nelle dimensioni, nei colori e nei suoni ogni dettaglio. Trasformava le vicende vissute in fotogrammi che avanzavano lentamente nel suo racconto, perché la nonna cieca potesse partecipare. Eleonora lasciava che il bimbo sviluppasse questa sua capacità di osservazione e di racconto.
Il nipote non capiva come, ad un tratto, non si potesse più vedere. Durante il giorno, a scuola o a casa, quando era solo, chiudeva gli occhi e provava a muoversi nello spazio o a eseguire movimenti semplici, come aprire una bottiglia di acqua, prendere i quaderni dalla cartella o scrivere appunti su un foglio. I risultati erano disastrosi e, allora, apriva leggermente gli occhi, per orientarsi e portare così a termine i compiti.
Non era a suo agio nel buio. Di notte, nella sua stanza, lasciava spesso accesa una sfera sul suo comodino, un piccolo mappamondo luminoso che gli consentiva di addormentarsi con tranquillità. Ogni sera lo faceva ruotare e poi, ad occhi chiusi, lo fermava con un dito. Aprendo poi gli occhi, spesso trovava il suo dito su un punto sperduto di qualche oceano. Quando invece, il dito si posava su un paese, cercava di immaginarselo con le poche nozioni conosciute. Una volta, il dito puntò l’India e Dan si addormentò pensando di seguire con la jeep le tigri nei parchi indiani, per studiare le loro abitudini.
La stanza aveva un soffitto decorato di stelle. Tutti i mobili erano pitturati con diverse sfumature di grigio e celeste. L’insieme si presentava come un paesaggio lunare. Le stelle sul soffitto erano fosforescenti e, quando si coricava, restava a osservare il cosmo dipinto, prima di cadere nel sonno profondo. Con la luce del giorno, le sfumature dei dipinti svanivano e dell’incantesimo notturno non restava traccia, se non nella sua memoria.
Un giorno i vicini di casa chiesero alla nonna il permesso di portare con loro suo nipote. Era il giorno del Santo Patrono del paese. Ci sarebbe stata una grande festa per le sue vie, con il mercato, il circo, gli acrobati di strada, i cartomanti e tanto altro ancora. Dan era dispiaciuto di lasciare la nonna da sola, ma allo stesso tempo era eccitato dal clima di festa che già si respirava per le vie del piccolo centro. Uscì in compagnia dei vicini indossando il suo vestitino sportivo marrone pieno di zip di cui era orgoglioso e con un cappellino beige da safari, molto particolare: un regalo ricevuto dagli stessi vicini, di ritorno da un viaggio fotografico in Tanzania.
La folla scorreva per le strade. Ad ogni angolo del paese c’erano delle attrazioni. I sorrisi e gli sguardi incantati dei piccoli e dei grandi rallegravano l’ambiente. Dan era attratto dagli artisti, dai giocolieri, dai trampolieri e soprattutto dagli acrobati. Inseguendo nella folla un trampoliere, si trovò da solo in una grande piazza. Non ebbe paura. Prevalsero la curiosità e l’interesse per il mercato. I banchi, con le loro incredibili merci, lo ipnotizzavano. Avrebbe comprato tutto, anche quello di cui non aveva bisogno.
Nel passeggiare tra i banchi, arrivò casualmente davanti a quello di un prestigiatore. Un articolo, fra tanti, lo attrasse: si trattava di due paia di occhiali neri con lenti molto spesse, di colore ghiaccio. Sotto gli occhiali, c’era un cartellino che spiegava:

Dan pensò alla nonna. Avrebbe voluto comprarli, ma non aveva soldi. Si avvicinò incuriosito e chiese: “Cosa si può vedere con questi occhiali?”
“Tutto, bambino, tutto. Sono occhiali magici da utilizzare solo in coppia. Da soli, non funzionano”, rispose il prestigiatore.
“E quanto costano?” incalzò Dan.
“10 euro o …”
“O…?” ripeté Dan.
“Il tuo cappellino: starebbe benissimo a mio figlio che ha la tua stessa età.”
Dan non esitò. Consegnò il suo cappellino senza indugio. Il prestigiatore prese le due paia di occhiali magici e li sistemò in una custodia di legno laccata verde. Inserì all’interno un foglietto. Porse poi il tutto al bambino, con un augurio:
“Sia ricompensata la tua generosità.”
Dan non capì cosa volesse dire. Prese la custodia e corse via, nella speranza di ritrovare presto i vicini di casa. Non voleva che si preoccupassero per lui.
Attraverso le posizioni degli artisti di strada, riuscì a ritrovare il punto in cui si era perso, e lì trovò ad attenderlo la vicina che confidava potesse ritornare nel luogo in cui si erano persi di vista.
Nel tornare a casa, il vicino si accorse che Dan non aveva più il berretto:
“Hai smarrito il cappello? Vuoi che torniamo indietro a cercarlo?”, e poi: “Che cosa c’è in quella scatola?”
Dan stanco delle emozioni vissute rispose gentilmente, ma con poche parole:
“Non saprei neanche dove cercarlo il cappello”. Poi dopo qualche secondo: “Ho trovato questa scatola abbandonata in un angolo. Mi piaceva il suo colore e così l’ho presa. Vorrei sistemarci dentro tutte le mie matite colorate.”
Rientrò a casa eccitatissimo. Non vedeva l’ora di sperimentare con la nonna gli occhiali magici, ma non voleva deluderla. Allora, capì che doveva scoprire il loro funzionamento.
Durante la cena, descrisse, come il solito, ogni cosa della festa. La sua capacità di mettere a fuoco ogni particolare consentiva alla nonna di rivivere esattamente gli eventi vissuti dal nipote, con i colori, i suoni e le emozioni della sua memoria.
Al termine del racconto della lunghissima giornata festiva, Dan si congedò da Eleonora con il consueto bacio sulla guancia e la leggera pressione della mano destra posata su quella sinistra della nonna, a conferma della sua vicinanza e del suo calore.
Chiuso nella sua camera, corse ad aprire la custodia degli occhiali. Si accorse subito del foglietto e lo lesse:

Gli occhiali magici
(Istruzioni per l’uso)

I due paia di occhiali dovranno essere indossati contemporaneamente dalle persone interessate alla magia.
Per mantenere gli occhiali attivi e connessi occorre che le persone si prendano per mano.
Per la potenza magica che sprigionano, la carica degli occhiali ha la durata di una sola ora.
Buona visione

Dan lesse e rilesse una decina di volte il foglietto. Come per tutte le istruzioni, gli sembrava che qualche passaggio fosse stato trascurato o non fosse per niente chiaro. Non potendo tornare al mercato dal prestigiatore per maggiori spiegazioni, si rassicurò sul loro funzionamento. Qualunque cosa succedesse, la nonna l’avrebbe sicuramente apprezzata. Con questa consapevolezza si abbandonò ai riflessi del cosmo dipinto sul soffitto della sua stanza.
Il giorno dopo si alzò tranquillo. A scuola, chiese ai compagni di classe se avessero visto e comprato gli occhiali magici dal prestigiatore, ma tutti negarono di averli visti. Il pomeriggio tornò a casa molto emozionato. Fece velocemente i compiti e riordinò la sua stanza.
La custodia degli occhiali era lì, sul suo scrittoio. La guardava spesso e quando la toccava si sentiva meglio. La presenza della custodia rendeva la stanza più luminosa e l’aria che si respirava più dolce e rilassante. Il legno emanava un profumo di essenza di caprifoglio e liberava onde di benessere e di pace.
La domestica servì la cena. La nonna chiedeva sempre a Dan l’andamento della giornata e che cosa avesse fatto. Anche quella sera, rispose con dettagli di ogni tipo. Al termine del diario del giorno, i due si trasferirono nel salotto. La stanza era arredata con la poltrona relax della nonna, un’altra poltrona, comunque comoda, una panca lunga sopra la quale poggiavano una radio degli anni 60, in radica di legno, che emetteva il suo suono caldo, d’altri tempi, e una televisione di medie dimensioni. Un tavolino divideva le poltrone e delle stampe colorate raffiguravano i principali monumenti della Roma classica. Grandi finestre ad arco illuminavano in abbondanza lo spazio rendendolo gradevole. Attraverso le finestre si vedevano il campanile della chiesa e gli alti platani dove si posavano numerosi storni.
Dan aveva con sé la custodia. In quel momento sembrava di colore azzurro lucente. Si sedettero in poltrona, uno accanto all’altra. Il bambino allora posò la custodia in grembo alla nonna.
Eleonora tastò con le mani l’oggetto e chiese: “Cos’è questa … scatola? Che cosa contiene?”
“L’ho trovata al mercato. E’ un pensiero per te. La scatola contiene degli occhiali magici.”
“Ragazzo mio, non esistono occhiali magici. Magari . . . ”
Dan aprì la custodia, prese gli occhiali e, rivolgendosi alla nonna disse: “Ti prego, indossa questi occhiali”, avvicinandoli alle sue mani.
La nonna per non deludere il piccolo, prese gli occhiali e li indossò. Erano un po’ pesanti, a causa delle spesse lenti. Il nipote indossò l’altro paio. Poi, la mano sinistra di Dan cercò la mano destra della nonna. Per qualche istante non successe niente. Dan si concentrò sulla successione degli eventi che lo portarono al prestigiatore e in quel momento Eleonora ruppe il silenzio:
“Mio Dio, vedo le strade del paese. Non è possibile! Vedo i fiori alle finestre, i teli bianchi posti tra i palazzi per ombreggiare le strade. Vedo una moltitudine di persone ridenti. Vedo le persone … dal basso verso l’alto. Vedo … dall’altezza dei tuoi occhi … Sto vedendo quello che tu hai visto oggi con i tuoi occhi, ma … ma … è assurdo!”
Dan cominciò a tremare. Per non turbare la nonna, continuò a ripercorrere con la memoria il percorso del mattino. Cercò di focalizzarsi sui particolari che lo avevano colpito.
“I trampolieri. Meravigliosi, mi sono sempre piaciuti. Dio mio, non posso crederci. Quale luce! quali colori! Sento addirittura il profumo dei tigli e il frusciare dei pioppi oltre le mura del paese”.
La sua voce era incrinata da un pianto nascosto. Cominciò a balbettare. Dan resistette fino a quando la nonna disse:
“Ah! Ecco dove hai comprato gli occhiali. Ma, … hai scambiato il tuo berretto per gli occhiali!”.
Dan non credeva all’esperienza che stava vivendo. Non sapeva neanche cosa potesse fare di più con gli occhiali, colpa delle solite scarse istruzioni. Poi, d’incanto, chiese alla nonna: “Bene, adesso tocca a te. Pensa intensamente a una situazione del passato”.
Dan strinse più forte la mano della nonna. Lei, sorpresa della richiesta, non riuscì immediatamente a pensare a un evento. Poi trovò naturale tornare con la memoria a un pomeriggio di estate di qualche anno prima, in cui andò al mare con Dan e i suoi genitori. La memoria non era più vivida, ma si concentrò con tutte le sue forze.
Improvvisamente, si accese una luce. Dan vide se stesso giocare con la sabbia in riva al mare. Il suo babbo era accanto a lui: lo stava aiutando a costruire un bellissimo castello. Ricordava il padre, attraverso le poche foto disponibili, fisse, statiche. In quel momento lo vide muoversi, sorridere. Dan cominciò a sudare e ad agitarsi. La nonna percepì le sue emozioni e gli strinse più forte la mano.
Il grande e il piccolo, sulla spiaggia, ridevano e giocavano. Dan non ricordava quell’episodio, forse era troppo piccolo. Gli occhi della nonna erano rimasti colpiti dalla tenerezza di quella scena. D’un tratto, Dan vide il padre, alto, magro, slanciato rincorrerlo, prenderlo in braccio, per poi correre verso il mare. In quell’istante, Dan ricordò il momento. Quell’immagine rievocò nella sua mente la corsa verso il mare, nelle braccia forti del suo papà, e di aver bevuto molta acqua di mare dopo il tuffo. Cominciò allora a piangere. Ma non ebbe il tempo di abbandonarsi al pianto, perché poco dopo la mamma entrò nel campo visivo della nonna e raggiunse i due nell’acqua. La bella mamma, formosa, si muoveva davanti ai suoi occhi con un’eleganza che Dan non ricordava. I capelli lunghi, sciolti, biondi, danzavano con armonia attorno al suo corpo. La mamma raggiunse i due in mare per abbracciarli. A un dito della sua mano, v’era il filo al quale era legato un aquilone. Un drago rosso roteava sulle loro teste. Sembrava che fosse lì per difendere la famigliola da ogni pericolo, da ogni sventura, ma non fu così. Prima di uscire dall’acqua, la mamma prese in braccio il bambino e lo portò sotto l’ombrellone, accanto alla nonna che aveva seguito la scena. Solo allora, Dan sentì sulla sua pelle il calore della mamma e ricordò il suo profumo, il patchouli. Nel suo armadio custodiva ancora la boccetta e, quando si sentiva solo, andava ad annusarla, con parsimonia, perché il profumo della mamma non svanisse.
Dan emozionato e sudato avrebbe voluto continuare a vivere quell’esperienza, per far rivivere i suoi genitori, sentirli parlare, ridere, scrutarli da vicino, ma sapeva anche che il tempo posto a disposizione dagli occhiali magici era molto breve. Allora, con uno sforzo degno di un adulto maturo, disse:
“Grazie nonna. Grazie. Non lo dimenticherò! Mi mancano tanto il babbo e la mamma. Vederli per alcuni minuti è stato un sogno. Peccato sia durato così poco.” Poi si affrettò a chiarire: “Non che stia male con te nonna. Mi hai insegnato tante cose. Vorrei che tutti i bambini potessero avere una nonna come te. Ma …”. Pur emozionato, Dan si ricordò della durata della magia, e aggiunse: “abbiamo poco tempo. Il potere magico degli occhiali sta per scadere e vorrei sfruttarlo al massimo. Vuoi vedere qualcosa di particolare?”
Questa volta la nonna non ebbe dubbi:
“Vorrei vedere te, come sei oggi. Sono passati tre anni e posso solo immaginarti e poi, vorrei sfogliare l’album delle foto di famiglia, per ricaricare la mia memoria prima che torni la notte”.
Dan fu sorpreso dalle semplici richieste. Con la voce vibrante dalla commozione disse:
“Alziamoci insieme e andiamo nella tua camera da letto.”
La nonna ubbidì. Dan guidò i suoi passi verso la camera. La camera della nonna era invece arredata in modo molto tradizionale. Vi erano un grande lettone di legno con un ingombrante armadio, un comò coronato da un grande specchio e dei comodini in stile. Non appariva come un luogo piacevole, anche per via della poca luce che entrava nella stanza, a causa di un grande platano che oscurava la finestra.
Superata la porta, con la mano libera accese la luce e si diresse verso la specchiera del comò. Quando entrambi furono davanti alla specchiera, Dan si concentrò. Eleonora rise di cuore quando vide l’immagine del nipote:
“Come sei cambiato. No, non t’immaginavo così. La somiglianza con tuo padre si è accentuata. Sei diventato un ragazzo. Aspetta, non muoverti. Voglio fissare questa immagine.”
“Presto nonna”, disse Dan. “Presto, il tempo sta per scadere. Ho preso l’album delle foto. Torniamo in salotto, così potrai sfogliarlo più comodamente”.
I due ripresero la via del salotto. Seduti uno accanto all’altra, mano nella mano, la nonna, incredula, attese che Dan cominciasse a sfogliare lentamente l’album di famiglia, soffermandosi su ogni foto. Dan vide scorrere grosse lacrime che scivolavano sugli zigomi di Eleonora tenuti alti da un sorriso continuo e sereno. Dan lesse la gioia in quelle lacrime.
Eleonora riuscì a vedere le ultime foto solo in modo sbiadito. La carica magica degli occhiali si stava esaurendo. Il buio calò di colpo. Entrambi compresero che la magia si era dissolta. Rimasero seduti, senza dir nulla. Si tolsero gli occhiali e liberarono le loro mani, ormai dolenti.
Le grandi finestre del salotto inondavano di luce i loro volti stupiti e sognanti. Oltre i vetri, Dan si soffermò sul campanile della chiesa dove si agitava un uomo. Dopo qualche secondo, riconobbe in quell’uomo il prestigiatore del mercato. Dan si avvicinò alla finestra e lo salutò con la mano. Il prestigiatore allora liberò dal campanile un oggetto che nell’aria Dan riconobbe come il drago rosso dei suoi ricordi sulla spiaggia e in quel preciso momento percepì l’essenza di patchouli accanto a sé e la mano della mamma sfiorargli le spalle.
Dan si stropicciò gli occhi, si alzò dalla sua poltrona e andò a sedersi sulle ginocchia della nonna, abbracciandola. Eleonora lo accolse, lo strinse a sé e lasciò che si addormentasse.
Quando sentì il suo respiro lento e profondo, chiamò la domestica perché lo portasse a letto. Le chiese anche di sistemare le due paia di occhiali nella custodia e di riporla sullo scrittoio di Dan. Infine, dettò alla cameriera il seguente biglietto da porre sulla custodia.

Caro Dan,
ti ringrazio di cuore per questa esperienza fantastica.
Se crederai intensamente, ogni tuo sogno si trasformerà in realtà.
E nei tuoi sogni, non dimenticarti mai del tuo prossimo, perché la tua felicità dipenderà da quella che saprai procurare agli altri.
Nonna Eleonora.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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