CELI per Moria

CELI PER MORIA

Raccolta fondi per aiutare i rifugiati sull’isola di Lesbo
Ong Refugee4Refugees
Attrezzare il nuovo campo a Lesbo per l’inverno Sostegno delle categorie più vulnerabili


Quando ti è possibile, aiuta chi ha bisogno.
Non rimandare a domani
quel che puoi oggi
per il prossimo bisognoso.
Proverbi, 3: 27,28

 CELI per Moria

Campagna raccolta fondi a favore dei profughi di Lesbo/ Refugee4Refugees al fianco dei più vulnerabili

Mentre l’Europa sta affrontando la seconda ondata – se mai fosse finita la prima – della pandemia da Covid, ai confini meridionali del continente si sta consumando sotto gli occhi di tutti una tragedia annunciata e, come spesso accade, frettolosamente finita nel dimenticatoio. Moria, il campo rifugiati più grande d’Europa, è stato distrutto dalle fiamme due settimane fa.

Tredicimila persone tra bambini, giovani, donne, uomini, anziani hanno perso anche l’ultimo lembo di un’esistenza umana, l’ultimo tetto sulla loro testa. Ieri fantasmi agli occhi di un’Europa distratta, oggi persone disperate che vagavano sull’isola, sorvegliate a vista da polizia e militari. Donne e uomini di ogni età condannati a soffrire per le gigantesche difficoltà nella distribuzione dell’acqua, del cibo, esposte alle intemperie, al sole e alla notte senza neppure una coperta per proteggersi dai venti dell’Egeo. Di più: tra loro circola anche il virus, 200 i casi finora riscontrati e messi in quarantena, ma non si sa quanti siano davvero. Anche la popolazione di Lesbo è esasperata, rabbiosa, allo stremo, sentendosi abbandonata da tutti. La messa in quarantena di una parte del campo è stata la scintilla che ha fatto esplodere questa bomba sociale e sanitaria sfuggita di mano già tanto tempo fa, nell’indifferenza generale. La Grecia è rimasta sola ad affrontare questa emergenza. Tra coloro che sull’isola tentano di tamponare l’emergenza ci sono, tra gli altri, i volontari delle ong.

Da alcuni giorni militari, polizia, collaboratori dell’UNCRH hanno iniziato a ricostruire il campo. In pochissimi giorni centinaia di tende sono state erette. Il 24 settembre, più di 10.000 persone sono già state ricollocate nel campo. E hanno bisogno di tutto. Dopo i primi giorni di caos, anche i collaboratori delle varie ong presenti sull’isola hanno di nuovo accesso al campo. Nei giorni precedenti, hanno fornito ai rifugiati sparsi sull’isola i beni di prima necessità. Una di queste organizzazioni è Refugee4Refugees, ong fondata nel 2017 da un rifugiato siriano, Omar Alshakal, approdato egli stesso nel 2014 a Lesbo. Dopo un periodo passato in Germania l’oggi ventiseienne è tornato per dare una mano ai meno fortunati e ai più vulnerabili tra i profughi. Tanti dei volontari attivi nella sua organizzazione sono migranti che vivono nel campo.

Il nuovo campo è sorto direttamente in riva al mare, le tende sono leggere e non molto adatte a resistere alle intemperie e al freddo. Refugee4Refugees, organizzazione attentissima soprattutto ai bisogni dei più vulnerabili – donne incinte, minorenni non accompagnati e giovani famiglie – si è posta come obbiettivo quello di rendere il nuovo campo “a prova d’inverno”. Si tratta soprattutto di attrezzare le tende con un pavimento in legno come protezione contro acqua, fango e freddo, rendendo nel contempo le strutture più robuste per resistere meglio al vento, alle forti piogge invernali e agli spruzzi delle onde. In più i volontari cercano di procurare del cibo supplementare, frutta e verdura, ad esempio, latticini e uova, alle donne incinte e ai più piccoli e distribuiscono a tutti coperte, giacche, stivali e quant’altro è necessario per affrontare i prossimi mesi.

Nick Powell è uno dei responsabili operativi di Refugee4Refugees. “Per noi è importante poter contribuire da subito a migliorare le condizioni di vita nel campo. Uno dei primi obiettivi in questo momento è quello di rendere da subito le tende a prova d’inverno.” Winterization, lo chiama.

La Chiesa Evangelica Luterana in Italia condivide l’appello di tante organizzazioni nel chiedere un immediato intervento dell’Unione Europea a Lesbo. Tramite un giovane membro impegnato sull’isola, la CELI ha potuto stabilire un contatto diretto con Refugee4Refugees e ha deciso di sostenere l’azione dell’ong. Il Concistoro della CELI nella sua ultima riunione ha deliberato un sostegno di emergenza di 7.000 € per Refugee4Refugees e ha deciso di lanciare una raccolta fondi.

Dopo la campagna di raccolta fondi “Insieme contro Covid-19” lanciato nel mese di marzo a favore degli Ospedali Evangelici di Genova e Napoli e dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, impegnati in prima linea contro il Covid, la CELI ora fa appello alla generosità di tutti per alleviare le sofferenze dei rifugiati sull’isola di Lesbo, chiedendo di dare un sostegno a chi lavora per fronteggiare una situazione di assoluta emergenza.

“CELI PER MORIA”

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La Chiesa Evangelica Luterana in Italia, CELI, raccoglie 15 comunità distribuite su tutto il territorio della penisola. Una comunità nella diaspora che conta solo qualche migliaio di membri e non dispone di grandi beni mobili ed immobili. Essere piccoli però non significa essere irrilevanti. Al contrario, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia è molto attiva in tanti ambiti del sociale, della solidarietà e della cultura con vari progetti e programmi che vanno ben oltre il territorio delle singole comunità. Aiuto immediato a migranti e persone bisognose, temi come le pari opportunità, la salvaguardia dell’ambiente, la lotta alla discriminazione… È una chiesa che fa sentire la sua voce nella società, che non si tira indietro e interviene su tutti i temi scottanti di attualità di carattere politico, etico e religioso. Questo è possibile anche grazie alle quote dell’8xmille che numerosi contribuenti italiani destinano anno per anno alla CELI.

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