In rilievo

31 ottobre – ricordo della Riforma

 

31 ottobre – giorno di memoria della Riforma

Solus Chistus – solo Cristo
Che cosa possiamo sapere di affidabile su Dio? Come possiamo essere corretti con Dio? Che cosa dà alla nostra vita il suo più alto significato e valore? La risposta è che l’uomo non ha modo di superare il proprio egocentrismo e di ascendere a Dio. Dio stesso si è fatto uomo in Gesù Cristo e ha vinto il peccato e la morte sulla croce, affinché tutti coloro che credono in lui possano essere salvati.

Sola gratia – Per sola grazia
Dio non giustifica l’uomo in base ai suoi eventuali meriti, ma perché lo ama e … la giustizia di Gesù Cristo senza pretendere nulla in cambio. Cosa può aggiungere l’uomo all’opera di salvezza di Dio? Niente! Può solo affidarsi a Gesù Cristo e lasciare che Dio lo prenda a servizio!

Sola fide – Per sola fede
La fede unisce il credente a Cristo e gli permette di partecipare al suo amore, alla sua giustizia e alla sua vita eterna. Il credente è libero: libero perché vive sotto la grazia di Dio e non più sotto la legge; libero perché non deve più dare senso e giustificazione alla sua esistenza e può quindi rivolgersi al prossimo. Al centro dell’etica luterana c’è l’osservanza del primo comandamento, che dice di amare Dio sopra ogni cosa e di obbedire alla sua volontà. Questo non significa vivere la propria vita secondo un elenco di regole, ma viverla alla luce dell’amore di Cristo e agire liberamente e responsabilmente nell’interesse del prossimo. Nella vita quotidiana, il cristiano, sia nella chiesa che nell’ambiente familiare e lavorativo, serve Dio e il prossimo, diventando così collaboratore di Dio nel mondo.

Sola scriptura – Dalla sola Scrittura
Lutero fonda la sua Riforma sulla Bibbia, che oppone all’autorità papale: la voce umana non può essere superiore alla Parola di Dio. Tuttavia, Lutero non nega che la Bibbia sia stata scritta da mani umane. La Bibbia non è semplicemente identica alla Parola del Dio vivente: la Bibbia testimonia la Parola di Dio, la proclama e la rende attuale: in questo modo, la Scrittura stessa diventa Parola di Dio. Al centro della Bibbia c’è il Vangelo di Gesù Cristo, che funge da chiave di lettura e la cui piena validità diventa evidente nella distinzione tra Legge e Vangelo.

Prossimi eventi

Dic
7
Mer
20:30 concerto in chiesa
concerto in chiesa
Dic 7@20:30–22:00
7 dicembre 2022 Quartetto  “Melarpa Ensemble” Carmela Cardone, Sonia Del Santo, Elena Pezzuto, Francesca Cardone Musiche di V. Sorrentino, S. O. Pratt, J. Offenbach, W. Maerz, Bizet, P. I.Tchaikovsky, C. Salzedo, E. Locouna
Dic
12
Lun
16:30 Lunedì di Capodimonte
Lunedì di Capodimonte
Dic 12@16:30–18:30
12 dicembre 2022 “Diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace”, chiese e comunità a servizio del dialogo e dell’unità del genere umano Relatori: Edoardo Scognamiglio (PFTIM di Napoli); Elisabetta Kalampouka Fimiani (arcidiocesi[...]

Parola del mese di novembre – Wort zum Monat November

Parola del mese Novembre – 01.11.2022

Guai a quelli che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro! (Isaia 5,20)

“Voglio andare da mio padre”. Questo è ciò che un figlio dice a se stesso in una storia biblica, il cosiddetto “figlio prodigo”:
Ha lasciato casa in cerca di libertà e avventura. Nel frattempo ha sperperato la sua eredità e, non avendo più soldi, ora è costretto a pascolare i maiali e a mangiare quello che lasciano. “Voglio andare da mio padre”, dice. Sa che suo padre – nonostante tutto quello che è stato – lo accoglierà a braccia aperte.
Gesù, che racconta questa parabola, ci mostra un Dio misericordioso e desideroso dei suoi figli.
Mi chiedo come sia potuto accadere che per secoli nella proclamazione della Chiesa sia stata mostrata un’immagine di Dio che terrorizzava le persone. Un Dio onnipotente in cielo che impone arbitrariamente i destini alle persone: felicità per alcuni, disastro per altri. E non si osa chiedere il perché.
Questo Dio condanna senza pietà coloro che gli si oppongono, non solo li giudica, ma li giustizia. Questo è rappresentato in modo vivido in molte chiese, dove alcuni vanno in paradiso circondati da angeli, mentre altri vengono gettati nelle profondità dell’inferno. E alcuni predicatori proclamano dai loro pulpiti un ultimo giudizio senza pietà. Come se lo avessero imposto loro stessi, come se si ritenessero amministratori dell’inesorabilità divina.
Qui il bene e il male sono stati stravolti nel modo più fatale. Gli uomini si sono arrogati ciò che è solo di Dio. Giudicare e condannare gli altri.
Ma Dio non degrada né uccide. Di certo non autorizza le persone a farlo.
Piuttosto, ci interroga e ci mette a posto.
Quando gli uomini lo riducono all’onnisciente, che in modo spietato controlla su di noi, quando presumono di essere l’amministratore e l’esecutore di tale onnipotenza, Dio stesso diventa un padre perduto.
Immagino quindi che a Dio sia concesso di uscire dal ruolo cupo dell’onnipotente spietato che pretende da noi l’impossibile. Nessuno dovrebbe più combattere una lotta per il potere con lui fino a che uno dei combattenti non se la fosse fatto addosso dalla paura.
Dio potrebbe diventare un padre che mi accoglie a braccia aperte. O anche il Padre che è dietro di me. E mentre il vento fresco della libertà mi soffia in faccia, lo sento alle mie spalle e so: Lui è lì, a fianco e dietro di me.

Cambio di ruolo
A volte desidero una sorta di anno sabbatico per Dio,
in cui non si parlerebbe della sua onnipotenza.
Lui potrebbe togliersi gli abiti che gli conferiscono potere:
Si toglie la veste reale
e si lascia mettere in una mangiatoia come un neonato avvolto in fasce.
La veste scura del giudice
cambia per la gonna colorata di un artista,
che ancora oggi continua a dare nuovi impulsi alla vita.
Strappa la cuffia del boia che odia
e si riveste di misericordia.
E poi si mette in cammino:
un padre perduto che va dai suoi figli.

Wort zum Monat November – 01.11.2022

Weh denen, die Böses gut und Gutes böse nennen, die aus Finsternis Licht und aus Licht Finsternis machen, die aus sauer süß und aus süß sauer machen!  (Jes.5,20)

„Ich will zu meinem Vater gehen“. Das sagt in einer biblischen Geschichte ein Sohn zu sich selbst, der sogenannte „verlorene Sohn“:
Er ist von zu Hause ausgezogen, auf der Suche nach Freiheit und Abenteuer. Er hat dabei sein Erbe verprasst, und weil er kein Geld mehr hat, muss er nun Schweine hüten und von dem essen, was sie übriglassen. „Ich will zu meinem Vater gehen“, sagt er. Er weiß, sein Vater wird ihn – trotz allem, was gewesen ist – mit offenen Armen empfangen.
Jesus, der dieses Gleichnis erzählt, zeigt darin einen Gott, der barmherzig ist und sich nach seinen Kindern sehnt.
Ich frage mich, wie es passieren konnte, dass über Jahrhunderte in der kirchlichen Verkündigung ein Bild von Gott gezeigt wurde, das die Menschen in Angst und Schrecken versetzte. Da verhängt ein allmächtiger Gott im Himmel willkürlich Schicksale über die Menschen: für die einen das Glück, für die anderen das Unheil. Und man wage es ja nicht zu hinterfragen, warum.
Unbarmherzig verurteilt dieser Gott diejenigen, die sich ihm widersetzen, er richtet sie nicht nur, er richtet sie hin. Anschaulich ist das in vielen Kirchen ausgemalt, da wandern die einen von Engeln umschwebt in den Himmel, während andere hinabgestoßen werden in einen Höllengrund. Und manche Prediger und Predigerinnen verkündigen geradezu lustvoll ein gnadenloses jüngstes Gericht oben von ihren Kanzeln herab. Als verhängten sie es selbst, als wähnten sie sich selbst als Verwalter der göttlichen Unerbittlichkeit.
Hier ist Gut und Böse auf die fatalste Weise verdreht worden. Menschen haben sich angemaßt, was nur Gott zusteht. Über andere zu urteilen und zu richten.
Gott aber entwürdigt oder tötet nicht. Erst recht nicht ermächtigt er Menschen, solches zu tun.
Er stellt uns vielmehr infrage und bringt uns zurecht.
Wo Menschen ihn reduzieren auf den Allwissenden, der unbarmherzig und kontrollierend über uns wacht, wo sie sich anmaßen, Verwalter und Vollstrecker einer solchen Allmacht zu sein, da wird Gott selbst zu einem verlorenen Vater.
Ich stelle mir darum vor, Gott dürfte aussteigen aus der düsteren Rolle des erbarmungslosen Allmächtigen, der Unmögliches von uns verlangt. Niemand müsste mehr einen Machtkampf mit ihm ausfechten, bis einer der Kämpfenden sich vor Angst in die Hose macht.
Gott dürfte zum Vater werden, der mich mit offenen Armen empfängt. Oder auch zum Vater, der hinter mir ist. Und während der herrliche Wind der Freiheit mir ins Gesicht weht, spüre ich ihn im Rücken und weiß: Er ist da, hinter und neben mir.

Rollenwechsel
Manchmal wünschte ich mir eine Art Erlassjahr für Gott,
in dem nicht von seiner Allmacht gesprochen würde.
Er dürfte die Kleider ablegen, die ihn ausstatten mit Macht:
Den Königsmantel zieht er aus
und lässt sich als Säugling, gewickelt in Windeln, in eine Krippe legen.
Die düstere Robe des Richters
tauscht er gegen den farbenfrohen Rock einer Künstlerin,
die bis heute immer neue Impulse für das Leben gibt.
Die ihm verhasste Haube des Henkers reißt er sich herunter
und umkleidet sich mit Barmherzigkeit.
Und dann macht er sich auf den Weg:
ein verlorener Vater, der zu seinen Kindern geht.

Versetto dell’Anno – Jahreslosung 2022

Versetto dell’Anno 2022

Gesù Cristo dice: Chiunque venga a me, io non lo allontanerò. (Giovanni 6,37)

Questo è scritto come un “benvenuto caloroso!” sul Anno Nuovo, che è davvero ancora tutto nuovo davanti a noi. Uno sta sulla soglia e lo dice a noi.
“Chiunque venga a me, io non lo allontanerò”, dice Gesù in Giovanni 6,37.
Quando Dio ci accoglie, è “lordo” – con tutto ciò che ci rende quello che siamo e che appartiene alla nostra storia di vita. Nulla viene sottratto, ma siamo accolti con le luci e le ombre della nostra vita. Dio non fa i conti, ma tutto conta, lui perdona, guarisce e sopporta con noi ciò che ci affligge.
Non è uno qualsiasi che apre le sue porte, ma in Gesù Dio stesso ci incontra. Così lo racconta il Vangelo di Giovanni. E allo stesso tempo, Gesù è un padrone di casa che ha sperimentato lui stesso cosa significa essere rifiutato. All’inizio la gente lo acclama, ma poi molti si allontanano. Fino al punto che Gesù chiede ai suoi discepoli: “Andrete via anche voi?” Alla fine viene deportato sulla collina delle esecuzioni fuori Gerusalemme. Quando Gesù muore sulla croce, succede qualcosa di più che il rifiuto della gente. In modo misterioso, lui fa sue le nostre vite.
Prende in consegna ciò che dobbiamo a Dio e alle persone – dove rifiutiamo e non ci fidiamo di Dio e dove rifiutiamo e ignoriamo le persone. Gesù sopporta ciò che non possiamo più cambiare in qualcosa di buono – e così facendo lo elimina per noi.
La figura nella porta allarga le braccia in modo invitante: “Benvenuti e benvenute!”
È un momento speciale quando la porta si apre sulla sala inondata di luce. Perché in questo momento si deciderà chi degli invitati oserà entrare o chi resterà in attesa.
Il padrone di casa sta sulla porta con le braccia tese: tutti sono benvenuti. Non c’è bisogno di un biglietto d’ingresso, o dei soldi per entrare. Non ci sono barriere o condizioni da rispettare. Il padrone di casa non dice: “Siete i benvenuti se…”. No! Accoglienza incondizionata.
Ma non sarà senza conseguenze se entriamo. Perché la vicinanza di Gesù ci cambierà. Ciò che è dolente può essere guarito. Le lacrime saranno asciugate e i tratti amari si ammorbidiranno. Perché l’amore di Colui che invita ha il potere di cambiare le persone.
La domanda è: andiamo a varcare questa porta? E forse sentiamo: Non è una questione di dignità o di condizioni, ma una questione di fiducia.
Il mio augurio per tutti noi con il versetto dell’Anno 2022 è che con esso un raggio di luce dalla porta aperta di Dio cada nelle nostre vite! Che ci aiuti a fidarci di questo Dio che ci accoglie. E che ci incoraggi ad accoglierci l’un l’altra.

Jahreslosung 2022

Jesus Christus spricht: Wer zu mir kommt, den werde ich nicht abweisen. (Joh.6,37)

Das steht da wie ein “herzlich Willkommen!” über dem Neuen Jahr, das wirklich noch ganz neu vor uns liegt. Einer steht an der Schwelle und ruft es uns zu.
„Wer zu mir kommt, den werde ich nicht abweisen”, sagt Jesus in Johannes 6,37.
Wenn Gott uns willkommen heißt, dann gilt dies ,,brutto” – mit allem, was uns ausmacht und was zu unserer Lebensgeschichte gehört. Nichts davon wird abgezogen, sondern wir sind willkommen mit dem Licht und den Schatten unseres Lebens. Gott rechnet nicht ab, sondern nimmt ab, vergibt, heilt und hält mit uns aus, was uns zu schaffen macht.
Es ist eben nicht irgendein Gastgeber, der seine Türen öffnet, sondern in Jesus begegnet uns Gott selbst. So erzählt es das Johannesevangelium. Und zugleich ist Jesus ein Gastgeber, der selber erlebt hat, was es heißt, abgewiesen zu werden. Zuerst jubeln ihm Menschen zu, aber dann wenden sich viele ab. So dass Jesus seine Jünger fragt: „Wollt ihr auch weggehen?” Am Ende wird er abgeschoben auf den Hinrichtungshügel vor den Toren Jerusalems. Als Jesus am Kreuz stirbt, geschieht noch mehr, als dass Menschen ihn abweisen. Auf geheimnisvolle Weise macht er unser
Leben zu seiner Sache: Er übernimmt das, was wir Gott und Menschen schuldig bleiben – wo wir Gott abweisen und nicht vertrauen und wo wir Menschen abweisen und links liegen lassen. Jesus hält aus, was wir nicht mehr gutmachen können – und dadurch schafft er es aus der Welt.
Die Gestalt in der Tür breitet die Arme einladend aus: ,,Willkommen!”
Es ist ein besonderer Moment, wenn sich die Tür zum lichtdurchfluteten Saal öffnet. Denn in diesem Moment wird sich entscheiden, wer von den eingeladenen Gästen sich traut, einzutreten oder wer abwartend stehen bleibt.
Der Gastgeber steht mit ausgebreiteten Armen in der Tür: Alle sind willkommen. Es braucht weder Einlasskarte noch Eintrittsgeld. Es gibt keine Schranken oder Bedingungen, die erfüllt werden müssen. Der Gastgeber sagt nicht: „Du bist willkommen, wenn du …”. Nein! Bedingungslos willkommen. Aber es wird nicht folgenlos bleiben, wenn wir eintreten. Weil die Nähe dieses Gastgebers Jesus uns verändern wird. Da kann heil werden, was wund ist. Tränen werden getrocknet und verbitterte Gesichtszüge werden weich. Weil die Liebe des Gastgebers die Kraft hat, Menschen zu verändern.
Die Frage ist: Gehen wir los und treten durch diese Tür? Und vielleicht spüren wir: Es ist nicht eine Frage von Würde oder Bedingungen, sondern eine Frage des Vertrauens.
Ich wünsche uns allen mit der Jahreslosung 2022, dass damit ein Lichtstrahl aus der geöffneten Tür Gottes in unser Leben fällt! Möge es dazu helfen, dass wir diesem Gott vertrauen, der uns willkommen heißt. Und möge es uns ermutigen, einander willkommen zu heißen.

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