In rilievo

Erntedank – culto del ringraziamento

Erntedankfest – 03.10.2021 –
Festa del Ringraziamento per il raccolto

Aller Augen warten auf dich, Herr, und du gibst ihnen ihre Speise
zur rechten Zeit. Psalm 145, 15

Domenica 03 ottobre/ Sonntag 03 Oktober 2021 ore 10.30 Uhr

NAPOLI – CHIESA LUTERANA, VIA CARLO POERIO, 5

Cordiale invito al culto di ringraziamento per il raccolto
Herzliche Einladung zum Erntedankgottesdienst

Mit Abendmahl – con Santa Cena

Saremo felici di accogliervi.
Benvenuti!

Wir freuen uns auf Sie/euch alle.
Herzlich willkommen!

Kirsten Thiele, pastora/ Pastorin

Einladung-Erntedankfest-2021

Parola del mese – Wort zum Monat

Parola del mese settembre – 01.09.2021

Voi seminate molto e raccogliete poco; mangiate e non vi saziate; bevete e avete sete; vi vestite e nessuno si scalda; e chi guadagna lo mette in una borsa con dei buchi. (Haggai 1,6)

Succede sempre più spesso: molte cose che prima duravano a lungo si rompono sempre più velocemente. E mi metto a discutere con i miei figli, che non capiscono perché sono così arrabbiata per questo. Ma è vero, c’è stato un tempo in cui lavatrici, televisori, telefoni cellulari, computer e molte altre cose erano prodotte con uno standard diverso di qualità. Spesso mi sento come se mettessi i miei soldi in un sacchetto con dei buchi, dove escono. I miei figli non capiscono, non conoscono altro, le cose non sono fatte per durare! E abbiamo scoperto che c’è anche una nuova parola per questo: obsolescenza pianificata. Questo suona già minaccioso, deprimente, non promette niente di buono.
Cosa significa obsolescenza pianificata?
Le cose dovrebbero rompersi dopo un certo tempo. La loro data di scadenza è volutamente incorporata, per così dire, in modo che non durino troppo a lungo. Quindi è un modo per tenere in piedi l’economia, in una società che si basa sulla crescita. L’obsolescenza pianificata accelera il ciclo del denaro. Allo stesso tempo, rende deliberatamente le cose meno valorose del necessario.
E questo si applica a molte aree della vita. La moda cambia più spesso di una volta; quello che compro oggi è già uscito di moda l’anno prossimo; c’è bisogno di qualcosa di nuovo. I vestiti, appena indossati, vengono infilati nella borsa dei vestiti vecchi. Ciò che è difettoso non può più essere riparato. Dove prima c’erano le viti per vedere cosa si era rotto, ora ci sono cuciture saldate che ci impediscono di guardare dentro. Le riparazioni spesso non sono più utili. È più economico comprare nuovo. Tutto ciò che non è neanche ancora così vecchio diventa inutile e viene gettato nella spazzatura.
Sì, questo fa andare avanti l’economia. Ma allo stesso tempo, assicura una certa inutilità delle proprie azioni. Quello che produco non deve avere una qualità che lo renda duraturo. Non dovrebbe più sviluppare una storia che potrebbe renderlo caro a qualcun altro.
Quindi non sono solo le cose a perdere valore. Coloro che li producono perdono anche la loro stima. Devono produrre più velocemente e più economicamente.
E come se niente fosse, stiamo anche saccheggiando la terra. Come se ne avessimo ancora diversi nella manica. Quello che dovrebbe assicurare la crescita e la prosperità mi sembra un modo di gestire dentro un sacco con dei buchi.
Quando smetteremo di farlo? Quando le cose potranno avere di nuovo un’anima? Quando la storia che ho con un oggetto conterà più della questione se è abbastanza moderno?
Quando saremo disposti a pagare salari equi? Anche questo rende le cose care. Che non solo a me piacciono, ma anche alle persone che li hanno fatti.
Siamo nel “Tempo del Creato”, che finiremo quest’anno il 03 ottobre con la Festa del Raccolto nella nostra chiesa. E non c’è solo il ringraziamento per i frutti del raccolto, non solo il ringraziamento per i “frutti” di un intero anno, ma anche l’essere umano e il suo ambiente di vita e di lavoro sono il tema. Questo mese consideriamo anche i meccanismi di produzione – perché il nostro cibo ha così poco valore nutritivo che mangiamo eppure non siamo sazi? Perché le nostre bevande hanno così tanto zucchero che beviamo eppure rimaniamo assetati? Perché i nostri vestiti sono fatti di materiali che non ci scaldano in inverno né lasciano passare l’aria in estate? Molte domande….
Questo mese, cominciamo ad essere più attenti a ciò che mangiamo e beviamo, a come ci vestiamo e a come spendiamo i nostri soldi.
Auguro a tutti noi uno sguardo attento e un tempo benedetto per pensare alla creazione, per averne cura e per pensare in modo diverso.

Wort zum Monat September – 01.09.2021

Ihr sät viel und bringt wenig ein; ihr esst und werdet doch nicht satt; ihr trinkt und bleibt doch durstig; ihr kleidet euch, und keinem wird warm; und wer Geld verdient, der legt’s in einen löchrigen Beutel. (Haggai 1,6)

Es passiert immer öfter: Viele Dinge, die früher lange hielten, gehen immer schneller kaputt. Und ich komme in eine Diskussion mit meinen Kindern, die nicht verstehen, warum ich mich so darüber aufrege. Aber es ist wahr, es gab eine Zeit, da wurden Waschmaschinen, Fernseher, Handys, Computer und vieles anderes mit anderem Qualitätsstandart produziert. Es kommt mir oft vor, als ob ich mein Geld in einen löchrigen Beutel lege und es rinnt nur so heraus. Meine Kinder verstehen das nicht, sie kennen es nicht anders, die Dinge sind doch nicht gemacht, damit sie lange halten! Und wir haben rausgefunden, dass es sogar ein neues Wort dafür gibt: geplante Obsoleszenz. Das klingt schon bedrohlich, bedrückend, nichts Gutes verheißend.
Was bedeutet geplante Obsoleszenz?
Die Dinge sollen nach einer gewissen Zeit kaputtgehen. Ihr Verfallsdatum ist sozusagen bewusst eingebaut, damit sie nicht allzu lange halten. Ein Weg also, um die Wirtschaft am Laufen zu halten, in einer Gesellschaft, die auf Wachstum setzt. Geplante Obsoleszenz beschleunigt den Kreislauf des Geldes. Zugleich macht sie Dinge bewusst wertloser als nötig.
Und das zieht sich durch viele Bereiche des Lebens. Die Mode wechselt häufiger als früher; was ich heute kaufe, ist im kommenden Jahr schon wieder out; etwas Neues muss her. Kleider werden, kaum getragen, in den Altkleidersack gestopft. Was defekt ist, lässt sich nicht mehr heil machen. Wo früher Schrauben waren, um nachzusehen, was kaputt ist, sind heute Schweißnähte, die einen Blick in das Innere verwehren. Auch lohnen Reparaturen sich oft nicht mehr. Es ist billiger, Neues zu kaufen. Was noch gar nicht so alt ist, wird wertlos und wandert auf den Müll.
Ja, das hält die Wirtschaft am Laufen. Aber zugleich sorgt es für eine gewisse Vergeblichkeit des eigenen Tuns. Was ich herstelle, darf keine Qualität haben, die es langlebig macht. Es soll keine Geschichte mehr entwickeln, die es einem anderen lieb und teuer machen könnte.
So verlieren nicht nur die Dinge an Wert. Ebenso verlieren die, die sie herstellen, an Wertschätzung. Immer schneller und billiger müssen sie produzieren.
Und nebenbei plündern wir auch noch die Erde aus. Als hätten wir davon noch mehrere in der Hinterhand. Was eigentlich für Wachstum und Wohlstand sorgen soll, kommt mir zugleich wie eine Weise vor, in einen löcherigen Beutel zu wirtschaften.
Wann hören wir damit auf? Wann dürfen die Dinge wieder eine Seele haben? Wann zählt die Geschichte, die ich mit einem Gegenstand habe, mehr als die Frage, ob er modern genug ist?
Wann werden wir bereit sein, faire Löhne zu zahlen? Auch das lässt die Dinge lieb und teuer werden. Dass nicht nur ich daran Freude habe, sondern auch die Menschen, die sie hergestellt haben.
Wir befinden uns in der “Zeit der Schöpfung”, die wir am 03. Oktober dieses Jahr mit dem Erntedankfest in unserer Kirche beenden. Und da sind nicht nur der Dank für die Früchte der Ernte, nicht nur der Dank für die „Früchte“ eines ganzen Jahres, sondern auch der Mensch und seine Lebens- und Arbeitswelt Thema. Wir bedenken in diesem Monat auch die Produktionsmechanismen – warum haben unsere Lebensmittel so wenig Nährwert, dass wir essen und doch nicht satt werden? Warum haben unserer Getränke so viel Zucker, dass wir trinken und doch durstig bleiben? Warum wird unsere Kleidung aus Materialien produziert, die weder wärmen im Winter, noch die Luft durchlassen im Sommer? Viele Fragen….
Lasst uns diesen Monat beginnen, aufmerksamer zu werden, was wir essen und trinken, womit wir uns kleiden und wofür wir unser Geld ausgeben.
Ich wünsche uns allen einen aufmerksamen Blick und eine gesegnete Zeit, um an die Schöpfung zu denken, sich um sie zu kümmern und selber umzudenken.

CELI per Moria

CELI PER MORIA

Raccolta fondi per aiutare i rifugiati sull’isola di Lesbo
Ong Refugee4Refugees
Attrezzare il nuovo campo a Lesbo per l’inverno Sostegno delle categorie più vulnerabili


Quando ti è possibile, aiuta chi ha bisogno.
Non rimandare a domani
quel che puoi oggi
per il prossimo bisognoso.
Proverbi, 3: 27,28

 CELI per Moria

Campagna raccolta fondi a favore dei profughi di Lesbo/ Refugee4Refugees al fianco dei più vulnerabili

Mentre l’Europa sta affrontando la seconda ondata – se mai fosse finita la prima – della pandemia da Covid, ai confini meridionali del continente si sta consumando sotto gli occhi di tutti una tragedia annunciata e, come spesso accade, frettolosamente finita nel dimenticatoio. Moria, il campo rifugiati più grande d’Europa, è stato distrutto dalle fiamme due settimane fa.

Tredicimila persone tra bambini, giovani, donne, uomini, anziani hanno perso anche l’ultimo lembo di un’esistenza umana, l’ultimo tetto sulla loro testa. Ieri fantasmi agli occhi di un’Europa distratta, oggi persone disperate che vagavano sull’isola, sorvegliate a vista da polizia e militari. Donne e uomini di ogni età condannati a soffrire per le gigantesche difficoltà nella distribuzione dell’acqua, del cibo, esposte alle intemperie, al sole e alla notte senza neppure una coperta per proteggersi dai venti dell’Egeo. Di più: tra loro circola anche il virus, 200 i casi finora riscontrati e messi in quarantena, ma non si sa quanti siano davvero. Anche la popolazione di Lesbo è esasperata, rabbiosa, allo stremo, sentendosi abbandonata da tutti. La messa in quarantena di una parte del campo è stata la scintilla che ha fatto esplodere questa bomba sociale e sanitaria sfuggita di mano già tanto tempo fa, nell’indifferenza generale. La Grecia è rimasta sola ad affrontare questa emergenza. Tra coloro che sull’isola tentano di tamponare l’emergenza ci sono, tra gli altri, i volontari delle ong.

Da alcuni giorni militari, polizia, collaboratori dell’UNCRH hanno iniziato a ricostruire il campo. In pochissimi giorni centinaia di tende sono state erette. Il 24 settembre, più di 10.000 persone sono già state ricollocate nel campo. E hanno bisogno di tutto. Dopo i primi giorni di caos, anche i collaboratori delle varie ong presenti sull’isola hanno di nuovo accesso al campo. Nei giorni precedenti, hanno fornito ai rifugiati sparsi sull’isola i beni di prima necessità. Una di queste organizzazioni è Refugee4Refugees, ong fondata nel 2017 da un rifugiato siriano, Omar Alshakal, approdato egli stesso nel 2014 a Lesbo. Dopo un periodo passato in Germania l’oggi ventiseienne è tornato per dare una mano ai meno fortunati e ai più vulnerabili tra i profughi. Tanti dei volontari attivi nella sua organizzazione sono migranti che vivono nel campo.

Il nuovo campo è sorto direttamente in riva al mare, le tende sono leggere e non molto adatte a resistere alle intemperie e al freddo. Refugee4Refugees, organizzazione attentissima soprattutto ai bisogni dei più vulnerabili – donne incinte, minorenni non accompagnati e giovani famiglie – si è posta come obbiettivo quello di rendere il nuovo campo “a prova d’inverno”. Si tratta soprattutto di attrezzare le tende con un pavimento in legno come protezione contro acqua, fango e freddo, rendendo nel contempo le strutture più robuste per resistere meglio al vento, alle forti piogge invernali e agli spruzzi delle onde. In più i volontari cercano di procurare del cibo supplementare, frutta e verdura, ad esempio, latticini e uova, alle donne incinte e ai più piccoli e distribuiscono a tutti coperte, giacche, stivali e quant’altro è necessario per affrontare i prossimi mesi.

Nick Powell è uno dei responsabili operativi di Refugee4Refugees. “Per noi è importante poter contribuire da subito a migliorare le condizioni di vita nel campo. Uno dei primi obiettivi in questo momento è quello di rendere da subito le tende a prova d’inverno.” Winterization, lo chiama.

La Chiesa Evangelica Luterana in Italia condivide l’appello di tante organizzazioni nel chiedere un immediato intervento dell’Unione Europea a Lesbo. Tramite un giovane membro impegnato sull’isola, la CELI ha potuto stabilire un contatto diretto con Refugee4Refugees e ha deciso di sostenere l’azione dell’ong. Il Concistoro della CELI nella sua ultima riunione ha deliberato un sostegno di emergenza di 7.000 € per Refugee4Refugees e ha deciso di lanciare una raccolta fondi.

Dopo la campagna di raccolta fondi “Insieme contro Covid-19” lanciato nel mese di marzo a favore degli Ospedali Evangelici di Genova e Napoli e dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, impegnati in prima linea contro il Covid, la CELI ora fa appello alla generosità di tutti per alleviare le sofferenze dei rifugiati sull’isola di Lesbo, chiedendo di dare un sostegno a chi lavora per fronteggiare una situazione di assoluta emergenza.

“CELI PER MORIA”

Refugee4Refugees
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BIC/Swift code: PIRBGRAA
Bank Address: Piraeus Bank, Mytilene, Lesvos, Greece 811 00 Tax Identification Number (Greece registered): 997257688


La Chiesa Evangelica Luterana in Italia, CELI, raccoglie 15 comunità distribuite su tutto il territorio della penisola. Una comunità nella diaspora che conta solo qualche migliaio di membri e non dispone di grandi beni mobili ed immobili. Essere piccoli però non significa essere irrilevanti. Al contrario, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia è molto attiva in tanti ambiti del sociale, della solidarietà e della cultura con vari progetti e programmi che vanno ben oltre il territorio delle singole comunità. Aiuto immediato a migranti e persone bisognose, temi come le pari opportunità, la salvaguardia dell’ambiente, la lotta alla discriminazione… È una chiesa che fa sentire la sua voce nella società, che non si tira indietro e interviene su tutti i temi scottanti di attualità di carattere politico, etico e religioso. Questo è possibile anche grazie alle quote dell’8xmille che numerosi contribuenti italiani destinano anno per anno alla CELI.

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