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Le attività della comunità riprendono a settembre

Lo Cenacolo di Leonardo da Vinci

Predigt Exaudi2019 Cenacolo-Leonardo da Vinci
Testo biblico composto dai quattro Vangeli:
Mentre stavano mangiando, Gesù parlò così, ed era molto turbato: ‘Io vi assicuro che uno di voi mi tradirà’. Ecco: il mio traditore è qui a tavola con me.
I discepoli si guardarono gli uni gli altri, perché non capivano di chi parlava.
E cominciarono a domandarsi gli uni con gli altri chi di loro stava per fare una cosa simile.
Essi diventarono molto tristi e, a uno a uno, cominciarono a domandargli: – Signore, sono forse io?
Uno di loro, il discepolo prediletto di Gesù, era vicino a lui a tavola.
Simon Pietro gli fece un cenno come per dire: ‘Chiedigli di chi sta parlando’.
Gesù rispose: – Quello che ha messo con me la mano nel piatto, è lui che mi tradirà.
È uno dei Dodici, uno che intinge con me il pane nel piatto.

Il Cenacolo di Leonardo (Luca Frigerio)
La quieta parola esplode inattesa.
E l’onda d’urto investe i commensali facendoli tremare, sobbalzare, inarcare.
E’ un terremoto che sgretola ogni certezza, un ciclone che strappa ogni ragione.
Tutti amici, quelli allineati lungo quella tavola.
Alcuni perfino fratelli.
Compagni che insieme, liberamente, hanno scelto di seguire il loro maestro, anche a costo di lasciare tutto, famiglia, lavoro, rispetto.
Eppure: “Uno di voi mi tradirà”, sussurra il Figlio dell’uomo.
“Uno di noi”, ripetono gli sguardi di undici uomini increduli, stravolti, indignati.
Un traditore fra gli eletti, un rinnegato fra i prescelti.
Impossibile, inconcepibile.
Inaccettabile.
La gola ancora bagnata dell’ultima goccia di vino, tra le mani briciole di pane.
Cibo condiviso nella solennità della Pasqua, gustato nella commozione della compagnia.
Ma ora, sulle labbra, solo il sapore amaro del sospetto.
E della paura, forse. Almeno per quell’unico tra gli apostoli che sa a chi quelle parole sono rivolte, perché il traditore è lui.
Paura non di essere scoperto, ma di indugiare, di dubitare di una decisione già presa, di cedere ancora all’amore di Colui che sta per vendere per trenta monete d’argento.
“La verità vi farà liberi”, aveva detto un giorno Gesù.
La verità di quella sera, fra i Dodici, la conosce soltanto Giuda.
Ma ne resterà prigioniero. Per sempre.

Cara comunità,
Leonardo da Vinci ha immortalato esattamente questo momento nel suo dipinto il Cenacolo.
In modo nuovo, abbandonando le convenzioni del suo tempo – niente più aureole sopra le testa, neanche su quella di Gesù. Non un immagine di una cena composta, dignitosa, sacrale, dove tutti stanno più o meno uguale intorno alla tavola. E Giuda inserito tra gli altri, non già fuori e messo da parte, come era uso finora.
Leonardo dispone i Dodici ai lati di Gesù, sei per parte, suddividendoli in quattro gruppi composti ognuno da tre personaggi. Ciascun apostolo, posto di fronte alla notizia del tradimento, ha una reazione diversa, anche in relazione al profilo caratteriale e alle differenti qualità personali, così come si può desumere dai Vangeli e come è stato tramandato dalla tradizione agiografica.
L’effetto è straordinario. Perché se a prima vista questa composizione sembra costruita in modo libero e naturale, casuale perfino, essa riflette in realtà una disposizione accuratamente studiate e attentamente meditata, che tiene conto fin nei minimi dettagli dell’associazione dei discepoli nel suo complesso, ma anche dei rapporti fra l’uno e l’altro e fra tutti loro.
Una scansione ritmica, quali musicale, dai toni tragici e commoventi.
Un’analisi sulla costruzione spaziale dell’Ultima cena suggerisce che Leonardo abbia applicato qui proprio le proporzioni numeriche proposte dal Gaffurio in un suo testo di teoria musicale pubblicato nel 1492. Le drammatiche reazioni degli apostoli all’annuncio del tradimento sembrano corrispondere a un diagramma figurato della propagazione delle onde sonore, secondo quegli studi scientifici che proprio in quegli anni Leonardo andava compiendo – “Chi è più vicino meglio intende, chi è più lontano manco ode”, annotava infatti il maestro.

Soltanto Gesù è solo.
Paradossalmente, infatti, invece di stringersi attorno al loro Maestro in questo momento così drammatico, gli apostoli paiono ritirarsi da lui, spinti fuori, verso l’esterno, dalla forza deflagrante dell’improvvisa consapevolezza della loro fragilità, della loro umana debolezza.
Perché il tradimento si è insinuato nel loro gruppo…
è un’immagine, del resto, che anticipa quanto accadrà da lì a poco nel Getsèmani, quando gli apostoli prima non riusciranno a vegliare insieme a Gesù, e poi, mentre il loro Rabbì viene catturato, lo abbandoneranno fuggendo. Tutti, nessuno escluso.
Ma adesso, tutti profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli:
‘Sono forse io, Signore’?
E Leonardo gli fa fare questa domanda con i loro sguardi, e soprattutto con le braccia e le mani:
si, quelle mani, dipinte alla perfezione, che riprendono l’onda che sembra spingere i Dodici verso le estremità della tavola, ma poi trasmettano l’onda di nuovo verso Gesù.
Le mani…mentre Pietro chiede a Giovanni, che ha le mani intrecciate sul tavolo, di rivolgersi a Gesù, chiedendogli chi è il traditore – avendolo inconsapevolmente proprio in mezzo a loro, Andrea solleva entrambe le mani, in un gesto di indignazione, come a voler respingere da sé un’accusa tanto grave. Mentre Bartolomeo, al’estremità della tavola, balzato in piedi, il busto proteso in avanti, entrambe le mani appoggiate sulla tavola, si sporge come se non avesse capito bene e volesse risentire meglio quelle parole così sconvolgenti. In attesa, magari, di udire anche lui quanto Giovanni, sollecitato da Pietro, potrà riferire. O forse, invece, questo apostolo, al di là dello sgomento, offre la sua solidarietà di uomo e di discepolo al Maestro, fissando ancora una volta lo sguardo su quel volto, con un’intensità, con una fermezza che la distanza non può attenuare.

Dal’altra parte della tavola le mani parlano ancora di più:
Giacomo è l’apostolo a cui Leonardo fa spalancare le braccia per la sorpresa davanti all’annuncio del tradimento, nel gesto manifestamente sincero di chi, non avendo nulla da nascondere, si offre a qualsiasi indagine, apertamente. Di Tommaso si vede soltanto il dito alzato, come quel dito che dopo vorrà mettere nel fianco del Risorto, incredulo, qui sembra voler porgere una domanda.
Filippo si porta le mani sul petto, l’unico che manifesta con tutto il suo corpo la domanda che alleggia nella stanza: “Sono forse io, dimmi se sono io…?!
E l’ultimo gruppetto, all’estremità della tavola, riporta con il movimento delle mani di Matteo e di Simone l’onda delle parole, partita da Gesù, indietro, di nuovo verso Gesù.

Gesù, con la testa inclinata, lo sguardo verso il basso, completamente da solo – nessuno è in contatto con lui – e le mani poste in modo molto particolare.
Come se Leonardo volesse dipingere già l’atto che viene subito dopo quel annuncio terribile del tradimento, dove prende il pane, e poi il vino, e gli da quel significato nuovo che ripetiamo fino a oggi nella Santa Cena, con la sua mano destra, rivolta verso il basso, prende il pane, e con la sinistra, rivolta verso l’alto, lo offre come pane di vita.
Lo offre a tutti, ora come oggi, infatti anche Giuda sta a tavola, insieme con gli altri, anche a lui è offerto ancora il pane della vita. Ma Giuda sceglie un’altra strada, ha già deciso di tradire Gesù, mantenendo il sacchetto con il soldi stretto, come rassicurarsi che è di quello di cui lui ha bisogno. L’altra sua mano è vicino al piatto sulla tavola, lo stesso piatto dove si avvicina anche la mano di Gesù.
E sentiamo la risposta di Gesù alla domanda: Chi è che ti tradirà, Signore?:
“Quello che ha messo con me la mano nel piatto, è lui che mi tradirà.”
Ma nel tumulto generale intorno alla tavola nessuno ci fa caso….
La scena dipinta da Leonardo di quest’ultima cena di Gesù con i suoi non è tranquilla, serena –
ma profondamente agitata.
Le parole galleggiano ancora nel’aria: “Uno di voi mi tradirà.”
Senza scogliere questa tensione, tutto rimane possibile, almeno fino a quel bacio traditore nella notte.
I discepoli rimangono con le loro domande, soprattutto con quella –
“chi di noi farà una cosa simile?”
Quando noi andiamo alla mensa del Signore, ci accompagnano le parole di Gesù,
che il traditore è in mezzo a noi? Che forse sono io?
Scrutando nel mio intimo, dove e come ho tradito anche io Gesù: nella mia vita, nelle relazioni con il mio prossimo, nel abitare il Creato, la grande casa di tutti….
Siamo tutti peccatori, sottolinea Lutero, in qualche modo è impossibile vivere senza colpa, in questa società, in questo mondo, intrecciati nel tessuto umano con cosi tante persone e decisioni che non sono neanche mie.
La domanda: sono forse io, il traditore? fa parte di ogni partecipazione alla Santa Cena.
Solo chi sa qualcosa della tensione di quest’ultima Cena, che Leonardo ha dipinto straordinariamente realistico, può trovare anche la liberazione, che è la promessa che sta in quel rito liturgico.
Dove ho sbagliato, dove ho distrutto anziché edificato, dove sono diventata colpevole,
l’invito è rivolto proprio a me, nonostante il tradimento, la colpa.
Giuda sta ancora a tavola, in mezzo agli altri, riconoscibile solo per noi, spettatori esterni, ma al’interno del gruppo nessuno sospetta niente di un altro, ma esclusivamente di se stessi.
Forse i discepoli non hanno veramente potuto capire, in quel momento turbolento e disturbante, cos’altra avviene subito dopo, quando Gesù spezza il pane e tutti mangiano dello stesso pane,
tutti bevono dallo stesso calice. Ma noi sappiamo del mistero, di quel gesto liberatorio,
che include tutti, anche i traditori e i colpevoli.
Qui appare, toccabile con i nostri sensi, la nuove realtà divina che dona sempre un nuovo inizio.

 

Presa di posizione CELI sull’ambiente

Presa di posizione del Sinodo della CELI sul tema ecologia e sostenibilità nelle nostre Comunità:

1. “Riconosciamo che abbiamo peccato nei confronti delle buone intenzioni di Dio con il suo creato e prendiamo atto che stiamo puntando verso una catastrofe globale irreversibile.“

2. “Ci impegniamo a cambiare il nostro stile di vita personale attraverso misure concrete, per vivere e agire in maniera più equa.”

3. “Ci informiamo, impariamo gli uni dagli altri (es: ‘Come diventare un‘‚Eco-Famiglia‘ Comunità di Verona). Nominiamo un referente per l’ambiente nelle nostre Comunità e a livello della CELI.“

4. “Creiamo reti a livello locale e interregionale con altri attori (Chiese, istituzioni). Quando celebriamo e agiamo, lo facciamo nella consapevolezza del processo conciliare di pace, giustizia e
mantenimento del creato.”

5. “Come Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI) difendiamo gli interessi del creato che Dio ci ha affidato nei confronti della politica e della società.”

Stellungnahme der ELKI über die Umwelt
Stellungnahme der Synode der ELKI zum Thema Ökologie und Nachhaltigkeit in unseren Gemeinden:

1. „Wir bekennen, dass wir uns an Gottes guter Schöpfungsabsicht versündigt haben und nehmen wahr, dass wir auf eine unumkehrbare globale Katastrophe zusteuern.“

2. „Wir verpflichten uns, unseren eigenen Lebensstil durch konkrete Maßnahmen zu ändern, gerechter zu leben und zu handeln.“

3. „Wir informieren uns, lernen miteinander und voneinander (Bsp.: „‚Eco-Familie‘ werden, Gemeinde Verona). Wir setzen in unseren Gemeinden und auf ELKI-Ebene Umweltbeauftragte ein.“

4. „Wir vernetzen uns lokal und überregional mit Anderen (Kirchen, Institutionen). Wo wir als Kirche feiern und handeln, tun wir das im Bewusstsein des konziliaren Prozesses von Frieden, Gerechtigkeit und der Bewahrung der Schöpfung.“

5. „Wir treten als Evangelische lutherische Kirche in Italien (ELKI) in der uns von Gott anvertrauten Welt für die Belange der Schöpfung gegenüber Politik und Gesellschaft ein.“

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Gruppo giovani

Gli incontri e le attività del Gruppo giovani sono riassunte in questo calendario. Nelle prossime settimane non sono previsti eventi particolari. Aggiorneremo questa pagina comunicando tutte le iniziative.

No alla plastica da imballaggio

No alla plastica da imballaggio

La Glam, commissione Globalizzazione e Ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, appoggia la mobilitazione lanciata dalla Spagna
La Commissione Globalizzazione Ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia ha intesto appoggiare la campagna lanciata, per i giorni 3-9 giugno, da Zero Waste Spagna, per il boicottaggio della plastica “usa e getta”.
Il documento che sta alla base dell’iniziativa denuncia alcuni casi che hanno colpito l’opinione pubblica negli ultimi tempi: dalle balene arenatesi avendo ingerito materiali plastici al ritrovamento di rifiuti plastici stoccati impropriamente anche in Italia. «Nell’ultima settimana – si legge nel testo dei promotori – ho visto il prezzemolo infilato in una scatola di plastica, dolci confezionati singolarmente inseriti all’interno di un contenitore più grande, le mele sono vendute come se fossero palle da tennis, o pomodori nel vassoio e pellicola. Quindi, non importa quanto una persona voglia liberarsi della plastica al momento dell’acquisto, è impossibile. Non ci stanno rendendo facile la vita». E tuttavia, prosegue il documento, «Cosa succederebbe se dal 3 al 9 giugno ci unissimo e non consumassimo prodotti confezionati in plastica usa e getta?».
L’invito è quindi a trovare forme alternative di consumo, cominciando dal pianificare con anticipo i propri acquisti, per non essere costretti, nella fretta, a orientarsi verso i prodotti imballati in plastica. Si possono, anzi, trovare le alternative con più ponderazione. Altra operazione possibile: portare con sé i contenitori per evitare di metterne in circolazione altri, in materiale magari non degradabile.
Tutte queste indicazioni di comportamento sarebbero limitate se si arrestassero dopo una settimana di mobilitazione, e per questo il documento fa riferimento alla “teoria dei 21 giorni”: una buona pratica, se viene messa in pratica almeno per una tale durata, non si presenta più come occasionale, ma viene a far parte della routine e ha più probabilità di diventare pratica comune e regolare, sostenibile da altri. «Cosa succede se cambiamo quell’abitudine per sempre? Cosa succede se milioni di persone lo fanno? Ci troveremmo di fronte alla vera fine della contaminazione da parte della plastica».
Si fa notare, da parte della Commissione Glam, che intanto il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la direttiva «Sup» (21 maggio), relativa alle plastiche monouso, tesa a prevenire la loro diffusione con particolare riferimento proprio all’ambiente marino.

di Riforma del 05 giugno 2019

GMP19: Venite, è tutto pronto

Venerdì 1 Marzo, ore 17:00
Preghiera ecumenica
in occasione della GMP
nella chiesa avventista di Mergellina
via Campanella 10, Napoli

La vita delle donne nella Slovenia sta al centro della Giornata Ecumenica Mondiale di Preghiera. La liturgia elaborata dalle donne cristiane slovene porta il titolo “Venite, è tutto pronto”! Il tema richiama la parabola del banchetto di festa nel vangelo di Luca (Lc 14). Lo schiavo del padrone di casa allargherà l’invito e dirà a tantissime persone: “C’è ancora posto!” (Lc 14,22).

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Corso di BLSD

Presso Villa Casalta, sede della Comunità, sabato 26 gennaio si è tenuto il corso di BLSD (Basic Life Support e Defibrillation) per l’addestramento all’uso del defibrillatore di cui la Comunità di è dotata.

Al corso hanno partecipato un gruppo di ex confermandi, insieme ad altri membri della Comunità e ai membri del Consiglio della Comunità, formato dalla pastora Kirsten Thiele, dal presidente Riccardo Bachrach, dalla vicepresidente Annette Brünger, dalla segretaria Christiane Groeben e dal tesoriere Leonardo del Giudice.

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Pronti a fare la nostra parte

Articolo di Gian Mario Gillio
Originale all’indirizzo riforma.it

Roma (NEV/Riforma.it), 7 gennaio 2019 – “Abbiamo affrontato i colloqui con l’equipaggio e le persone a bordo della Sea Watch con gratitudine, gioia, imbarazzo, anche tanta tristezza”, così ha detto la vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) Christiane Groeben, raggiunta telefonicamente a Malta al termine dell’incontro con le persone ancora a bordo della Sea Watch 3.  Due imbarcazioni sono partite da Malta nell’ambito dell’Alleanza United4Med a sostegno della nave che ormai da molti giorni attende l’assegnazione di un porto sicuro per le 32 persone, donne, uomini e bambini, salvate nel Mediterraneo centrale il 22 dicembre scorso. Groeben è salita a bordo della Sea Watch 3 nella mattinata del 4 dicembre insieme a una delegazione di parlamentari europei tedeschi, di giornalisti internazionali e di attivisti della società civile.

“La FCEI – prosegue – ha recentemente siglato un accordo di partenariato con Sea Watch per dare concretezza alle sue attività umanitarie. Non eravamo sicuri di riuscire a incontrare le persone a bordo. Le loro condizioni di salute e psicologiche e l’affaticamento per l’estenuante navigazione non garantivano la possibilità di poter parlare con loro. La nostra visita quel giorno era condizionata anche dall’imminente cambio d’equipaggio: gli ospiti dovevano essere avvisati, sostenuti psicologicamente per l’allontanamento del personale amico e per il fatto che la discesa dalla nave era una condizione a loro negata”.

Malgrado le difficoltà l’incontro è poi avvenuto?

Hanno deciso di farlo. In quel momento loro si trovavano a poppa e noi in coperta. La delegazione – oltre alla mia rappresentanza come Federazione delle chiese evangeliche in Italia – era composta da cinque membri del Parlamento tedesco di diversi schieramenti politici e da un membro del Parlamento europeo. C’erano anche giornalisti e troupe televisive. Non è stato facile rispondere alle loro domande non potendo dare risposte certe, sia sul futuro sia su quando sarebbe finito il loro peregrinare, sul perché nessun paese civile e democratico volesse accoglierli dando loro un porto sicuro.

Tra le storie ascoltate ne ricorda una in particolare?

Quella di un ragazzo sedicenne, partito dalla Guinea e sedicesimo figlio della quarta moglie del padre, che per via della povertà e dei pochi mezzi di sostentamento a disposizione ha deciso di fuggire dal suo paese con la speranza di poter trovare condizioni di vita migliori e per poter aiutare la sua famiglia. Al di là dei singoli racconti le persone incontrate mostravano serenità e molta gratitudine verso l’equipaggio che ha fatto un ottimo lavoro di accompagnamento medico e psicologico soprattutto ai bambini spaesati dalla lunga permanenza in nave e per la presenza delle navi di sostegno, viste inizialmente come minacce per possibili rimpatri.

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