Culto – Gottesdienst Judica 29.03.2020

Culto 5a Domenica della Quaresima – Judica
29 marzo 2020, von Dekan Heiner Bludau, Pfarrer in Turin

Saluto
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Il nostro aiuto è nel nome del Signore
che ha fatto il cielo e la terra.

“Judica” è il nome di questa domenica. Con questa parola inizia in latino il 43° salmo: “Judica me Deus” – “Fammi giustizia, o Dio!”

La giustizia che crea Dio non corrisponde però necessariamente alle idee che abbiamo noi normalmente della giustizia. Questo lo si intravede nel versetto della settimana:
“Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito
ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.”
Lasciamoci portare da Lui sul cammino della giustificazione,
giustificazione che non possiamo esigere, ma che ci viene donata.

Inno 139: Di Gesù il legno V 1-3

Salmo 43,1-4a
Fammi giustizia, o Dio, difendi la mia causa contro gente malvagia;*
liberami dall’uomo falso e malvagio.
Tu sei il Dio che mi dà forza;*
perché mi hai abbandonato?
Perché devo andare vestito a lutto*
per l’oppressione del nemico?
Manda la tua luce e la tua verità, perché mi guidino,*
mi conducano al tuo santo monte e alle tue dimore.
Allora mi avvicinerò all’altare di Dio*
al Dio della mia gioia e della mia esultanza.
Gloria al Padre e al Figlio*
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre*
nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera di confessione del peccato
“Judica” è il nome di questa domenica: Fammi giustizia, o Dio.

Di ingiustizia ce n’è abbastanza nel mondo,
ingiustizia che dobbiamo sopportare,
ingiustizia che noi facciamo agli altri.

Silenzio

Portiamo le nostre ferite e offese davanti a Dio.
Portiamo a lui anche ciò con cui abbiamo ferito gli altri
e abbiamo fatto un torto e preghiamo:

Dio abbi pietà di me peccatore.
Dio onnipotente abbia pietà di noi,
ci perdoni il nostro peccato
e ci conduca alla vita eterna. Amen.

Kyrie eleison – Signore, pietà.
Christe eleison – Cristo, di noi pietà.
Kyrie eleison – Signore, pietà di noi.

Remissione
Dio onnipotente ha avuto pietà di noi.
La sua luce e la sua verità si sono accese in Gesù Cristo.
Egli ci guida.
Ci fa riconoscere e compiere la volontà di Dio.
Ci dà la forza di amare e di perdonare.
Chi avrà creduto e sarà stato battezzato
sarà salvato (Marco 16,16).
Che Dio lo conceda a tutti noi.

Preghiera
Il tuo cammino verso di noi, Dio, è il cammino di Gesù,
un cammino attraverso le ingiustizie
e la sofferenza di questo mondo.
Aiutaci a trovare questo cammino,
rafforzaci per percorrerlo nello Spirito Santo. Amen.

Lettura dell’epistola: Ebrei 5, 7-9
Nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà. Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì; e, reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna.

Inno 139: Di Gesù il legno V4-6

Vangelo: Marco 10, 35-45
Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, si avvicinarono a Gesù, dicendogli: «Maestro, desideriamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che volete che io faccia per voi?» Essi gli dissero: «Concedici di sedere uno alla tua destra e l’altro alla tua sinistra nella tua gloria». Ma Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete voi bere il calice che io bevo, o essere battezzati del battesimo del quale io sono battezzato?» Essi gli dissero: «Sì, lo possiamo». E Gesù disse loro: «Voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato; ma quanto al sedersi alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo, ma è per quelli a cui è stato preparato».
I dieci, udito ciò, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Ma Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che quelli che sono reputati prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».

Credo Apostolico
Io credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo, suo Figlio unigenito, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria vergine,
patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocefisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi,
il terzo giorno resuscitò dai morti, salì al cielo,
siede alla destra di Dio, Padre onnipotente.
Di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Io credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cristiana,
la comunione dei santi, la remissione dei peccati,
la risurrezione dei morti e la vita eterna. Amen.

Predica
Cara sorella, caro fratello in Cristo!
La maggior parte di noi vive nella città. E anche chi non abita direttamente in città prende parte alla cultura cittadina. Non soltanto le molte manifestazioni che al momento devono essere disdette come i concerti, gli incontri di calcio, i seminari appartengono a questa cultura, ma anche la politica e i mezzi di comunicazione. Gli ultimi due aspetti non sono quasi limitati per niente; anzi, sotto certi punti di vista sono addirittura più presenti di prima: il Governo emana decreti più sovente del solito e questi vengono studiati dalla popolazione più nel dettaglio che mai. I media li diffondono, danno dei dati, delle informazioni di fondo e dei commenti in proposito e a volte danno l’impulso a nuovi decreti.
È un bene che ci sia questa cultura cittadina. Può aiutare tanta gente a preservare la propria vita di fronte al pericolo di infezione. E tanto dipende adesso dal fatto che non ci tiriamo indietro, bensì ci comportiamo secondo le disposizioni.
Eppure il brano biblico di oggi ci invita a uscire dalla città:

Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue,
soffrì fuori della porta della città.
Usciamo quindi fuori dall’accampamento
e andiamo a lui
portando il suo obbrobrio.
Perché non abbiamo quaggiù una città stabile,
ma cerchiamo quella futura.

Come dobbiamo interpretare questa esortazione a “uscire fuori”? Dobbiamo forse chiudere gli occhi di fronte a quello che sta succedendo nella città, ignorare le notizie, fare come se non ci fossero né il virus né le misure che ne devono limitare la diffusione?
No, non è quello che dobbiamo fare, ma dobbiamo renderci conto che al di là delle mura cittadine c’è anche un’altra realtà. Questa realtà non ci è accessibile facilmente. I mass media ne parlano poco, per le disposizioni statali questa realtà gioca un ruolo quasi non percepibile… anche se c’è da sperare che chi redige queste disposizioni sia legato in qualche modo a quest’altra realtà.
Il brano biblico di oggi ci esorta a riconoscere che ciò che è determinante nella nostra vita non succede all’interno della cornice della cultura cittadina, bensì è già successo al di là delle mura, “fuori della porta della città”. Lì Gesù ha sofferto “per santificare il popolo con il proprio sangue”. Nella nostra cultura c’è poca comprensione per che cosa potrebbe significare la santità. Anche le parole dell’Epistola secondo le quali Gesù con la sua morte “è diventato l’autore di salvezza eterna” nella maggior parte di noi non risvegliano nessuna approvazione spontanea. Oggi non viviamo più nello stesso mondo di 500 anni fa nel quale la cultura cittadina – perlomeno secondo quanto rivendica – era molto più impregnata dalla tradizione biblica che da noi oggi.
Forse ci dobbiamo rassegnare al fatto che non troviamo immediatamente chiara la logica delle parole bibliche. Forse lasciamo semplicemente stare per il momento le affermazioni che siamo stati santificati con il sangue di Gesù e che lui con la sua resurrezione è diventato l’autore di salvezza eterna. E dedichiamoci all’affermazione che dovremmo andare fuori, fuori dalla città, laddove egli ha sofferto.
Come funziona l’uscire? Come è possibile? Lo stiamo facendo in questo momento. Il culto è una possibilità di uscire; la preghiera personale un’altra. Lasciamo per un certo lasso di tempo la cultura cittadina alle nostre spalle e ci rechiamo alle porte della città. Facendolo non ci dimentichiamo di quello che succede nella città. Ma cambiamo la prospettiva. La paura di venir infettati, la solitudine nelle proprie quattro mura, le considerazioni sull’adeguatezza delle disposizioni, l’empatia verso coloro che ci hanno raccontato la loro situazione, il timoroso chiedere quanto tempo durerà ancora tutto questo, la riflessione su quale è il prossimo passo da fare… tutto ciò finisce in secondo piano in questo momento. Non scompare, nella preghiera può essere anche menzionato espressamente, ma non determina i nostri pensieri. Ci rivolgiamo a una realtà che non possiamo vedere, ma che ha il potere di assumersi l’orientamento nei nostri pensieri e sensazioni. A una potenza della quale ci possiamo fidare. Noi chiamiamo questa potenza “Dio”. Ma questo termine, a differenza di tutti i termini a noi conosciuti, non sta per un oggetto definibile di questo mondo. Sta piuttosto per l’altra realtà che ci viene incontro davanti alle porte della città, nel culto, nella preghiera. È una realtà molto complessa. La Bibbia descrive in diverse centinaia di pagine delle esperienze che sono state fatte con essa. E nel passo principale dice: in Gesù Cristo questa realtà ha preso la forma di un uomo. Gesù è morto sulla croce aprendoci così la possibilità di entrare in questa realtà. Questo può succedere se ci affidiamo alla sua storia, se “portiamo il suo obbrobrio”, se siamo pronti a farci guidare da lui… e non dalle notizie, dalle informazioni e dai commenti quotidiani.

Come ho già detto, ciò che leggiamo, vediamo e sentiamo nei mezzi di comunicazione non viene negato con questo. Ma viene messo sotto un altro orientamento di quello al quale siamo abituati normalmente. Non siamo più abbandonati alle singole notizie; stiamo sotto la protezione e la guida di Gesù Cristo. A lui possiamo esporre nella preghiera tutto ciò che ci tocca. Se è necessario – come racconta l’Epistola – con suppliche, alte grida e con lacrime. Portiamo insieme a lui il suo obbrobrio, cogliamo la sua storia – proprio adesso nel periodo della Quaresima – che non lo ha preservato dal morire. Che però lo ha portato a una vita nella quale non ci sono più limiti. E a questa vita egli ci fa prendere parte.

È questa vita che ci rafforza nel culto e nella preghiera. Questa vita ci deve determinare quando torniamo nella città. È organizzata in modo diverso dalla vita che conosciamo noi. Lo abbiamo sentito nel Vangelo: qui non si tratta di assumere una posizione brillante, anzi: “chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti”. E non sono solo questi criteri del potere a essere invertiti: molto di quello che incontriamo nella città e nella sua cultura dal punto di vista della nuova vita appare sotto un’altra luce.

Infine tutta la città appare sotto un’altra luce; lei e la sua cultura non sono più quello che in fondo conta. Certo, viviamo in essa e dobbiamo far sì che possiamo vivere in essa insieme. E insieme significa: non soltanto con le nostre famiglie e amici, bensì con tutti coloro che vivono in questa città. Anche con quelli dai quali vorremmo stare alla larga o dei quali preferiremmo ignorare le necessità. Eppure non è la città ciò che rimane, essa non durerà sul lungo termine. Viviamo in essa in vista di un’altra città che ci è promessa. Di questa non abbiamo soltanto saputo davanti alle porte della città. La speranza viva che noi una volta – insieme – vivremo in essa ci è stata messa nel cuore e ci rafforza e ci accompagna. La ricerca di questa città futura forma la nostra vita qui ed ora.

Inno 252: Se è per me il Signore V 1.4.5

Preghiera
Portiamo davanti a Dio a questo punto ciò che ci tocca nella mente e nel cuore:
per esempio le preoccupazioni che ci facciamo per il futuro e per delle persone concrete,
le cose che ci pesano, ma anche il ringraziamento per ciò che ci rallegra e ci consola.

Preghiamo insieme per la protezione, l’aiuto e la consolazione,
l’incoraggiamento e la guarigione e la guida spirituale per

  • chi è infettato dal virus
  • i medici e i paramedici negli ospedali sovraccarichi
  • i famigliari e gli amici dei defunti,
    che non possono nemmeno partecipare alla sepoltura dei loro cari
  • i più deboli nella società, gli anziani e disabili negli istituti e chi si prende cura di loro, senzatetto e profughi che non hanno una casa dove poter stare
  • tutte quelle persone che vivono nella paura e che per le misure di protezione e per le notizie dei mezzi di comunicazione sprofondano nell’isolamento sempre più in basso nella loro paura
  • le persone in tutti gli altri Paesi che devono lottare contro il virus,
    ma anche contro la guerra, la violenza, la fame.

Restiamo poi un attimo in silenzio cercando di tacere anche dentro di noi
e di ascoltare invece di pensare.

Buon Dio, tuo Figlio ci ha serviti e ha dato la sua vita per noi.
Attraverso di lui ti preghiamo:

Fa’ sì che ascoltiamo la tua parola nella tua chiesa, nella CELI, nelle altre chiese italiane, nelle chiese in Europa con le quali collaboriamo in Slovenia, Ungheria, Austria, nella Svevia e in Baviera e in tutte le altre chiese e che in amore di fratellanza e sorellanza siamo presenti l’uno per l’altro e per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto.

Da’ a chi governa il Tuo Spirito per prendere i giusti provvedimenti di fronte alla minaccia del virus; fa’ sì però che non dimentichino neanche gli altri problemi sulla nostra terra.

Aiutaci a rispettare con responsabilità le limitazioni attuali, rafforzaci, consolaci e rallegraci con il Tuo Vangelo.

Buon Dio, la tua potenza è la forza dell’amore. Fa’ sì che abbiamo fiducia in essa e che seguiamo tuo Figlio Gesù Cristo. Che con te nell’unità dello Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli.

Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori
e non indurci in tentazione, ma liberaci dal Male.
Tuo è il regno, la potenza e la gloria
nei secoli dei secoli. Amen.

Inno133: Ti ringraziam, Signor Gesù

Benedizione
Il Signore ci benedica e ti protegga.
Il Signore faccia risplendere il suo volto su di noi e ci sia propizio.
Il Signore rivolga verso di noi il suo volto e ci dia la pace.
Amen.

 

Gottesdienst am 5. Sonntag der Passionszeit – Judika   29. März 2020,
dal Decano Heiner Bludau, pastore di Torino

Begrüßung
Im Namen des Vaters und des Sohnes und des Heiligen Geistes. Amen
Unsere Hilfe steht im Namen des Herrn,
der Himmel und Erde gemacht hat.

„Judika“ heißt der heutige Sonntag. Mit diesem Wort beginnt in der lateinischen Sprache der 43. Psalm: „Judica me Deus“ – „Schaffe mir Recht, Gott!“

Das Recht, das Gott schafft, entspricht allerdings nicht unbedingt den bei uns üblichen Vorstellungen von Recht. Das deutet sich im Spruch der Woche an:
“Der Menschensohn ist nicht gekommen, dass er sich dienen lasse,
sondern dass er diene und gebe sein Leben als Lösegeld für viele.” (Matthäus 20,28)

Lassen wir uns mitnehmen von Ihm auf den Weg der Rechtfertigung, die wir nicht einfordern können, die uns aber geschenkt wird.

Lied 139: Holz auf Jesu Schulter V 1-3

Psalm 43,1-4a
Gott, schaffe mir Recht und führe meine Sache wider das unheilige Volk*
und errette mich von den falschen und bösen Leuten!
Denn du bist der Gott meiner Stärke.*
Warum hast Du mich verstoßen?
Warum muss ich so traurig gehen,*
wenn mein Feind mich drängt?
Sende dein Licht und deine Wahrheit, dass sie mich leiten*
und bringen zu deinem heiligen Berg und zu deiner Wohnung,
dass ich hineingehe um Altar Gottes,*
zu dem Gott, der meine Freude und Wonne ist.
Ehre sei dem Vater und dem Sohn*
und dem Heiligen Geist,
wie im Anfang, so auch jetzt und alle Zeit*
und von Ewigkeit zu Ewigkeit. Amen

Sündenbekenntnis
Judika heißt dieser Sonntag: Schaffe mir Recht, Gott.
Unrecht gibt es genug auf der Welt,
Unrecht, das wir leiden müssen,
Unrecht, das wir anderen tun.

Stille

Wir bringen unsere Verletzungen und Kränkungen vor Gott.
Wir bringen zu ihm auch das, womit wir andere verletzt
und ihnen Unrecht getan haben und bitten:
Gott sei mir Sünder gnädig.

Der allmächtige Gott erbarme sich unser,
er vergebe uns unsere Sünde
und führe uns zum ewigen Leben. Amen.

Kyrie eleison – Herr, erbarme dich.
Christe eleison – Christus, erbarme dich.
Kyrie eleison – Herr, erbarm dich über uns.

Gnadenzusage
Der allmächtige Gott hat sich unser erbarmt.
Sein Licht und seine Wahrheit sind aufgeleuchtet in Jesus Christus.
Er leitet uns.
Er lässt uns Gottes Willen erkennen und tun.
Er gibt uns Kraft, zu lieben und zu verzeihen.
Wer das glaubt und getauft ist, der wird selig werden.
Das verleihe Gott uns allen. 

Gebet
Dein Weg zu uns, Gott, ist Jesu Weg –
ein Weg durch die Ungerechtigkeiten
und das Leiden dieser Welt hindurch.
Hilf uns, diesen Weg zu finden;
stärke uns, ihn zu gehen
m Heiligen Geist. Amen.

Epistellesung: Hebräer 5, 7-9
Christus hat in den Tagen seines irdischen Lebens Bitten und Flehen mit lautem Schreien und mit Tränen vor den gebracht, der ihn aus dem Tod erretten konnte; und er ist erhört worden, weil er Gott in Ehren hielt. So hat er, obwohl er der Sohn war, doch an dem, was er litt, Gehorsam gelernt. Und da er vollendet war,  ist er für alle, die ihm gehorsam sind, der Urheber der ewigen Seligkeit geworden.

Lied 139: Holz auf Jesu Schulter V 4-6

Evangelium: Markus 10, 35-45
Jakobus und Johannes, die Söhne des Zebedäus, gingen zu Jesus und sprachen zu ihm: Meister, wir wollen, dass du für uns tust, was wir dich bitten werden. Er sprach zu ihnen: Was wollt ihr, dass ich für euch tue? Sie sprachen zu ihm: Gib uns, dass wir sitzen einer zu deiner Rechten und einer zu deiner Linken in deiner Herrlichkeit. Jesus aber sprach zu ihnen: Ihr wisst nicht, was ihr bittet. Könnt ihr den Kelch trinken, den ich trinke, oder euch taufen lassen mit der Taufe, mit der ich getauft werde? Sie sprachen zu ihm: Ja, das können wir. Jesus aber sprach zu ihnen: Ihr werdet zwar den Kelch trinken, den ich trinke, und getauft werden mit der Taufe, mit der ich getauft werde; zu sitzen aber zu meiner Rechten oder zu meiner Linken, das zu geben steht mir nicht zu, sondern das wird denen zuteil, für die es bestimmt ist. Und als das die Zehn hörten, wurden sie unwillig über Jakobus und Johannes. Da rief Jesus sie zu sich und sprach zu ihnen: Ihr wisst, die als Herrscher gelten, halten ihre Völker nieder, und ihre Mächtigen tun ihnen Gewalt an. Aber so ist es unter euch nicht; sondern wer groß sein will unter euch, der soll euer Diener sein; und wer unter euch der Erste sein will, der soll aller Knecht sein. Denn auch der Menschensohn ist nicht gekommen, dass er sich dienen lasse, sondern dass er diene und sein Leben gebe als Lösegeld für viele.

Apostolisches Glaubensbekenntnis
Ich glaube an Gott, den Vater, den Allmächtigen,
den Schöpfer des Himmels und der Erde.
Und an Jesus Christus,
seinen eingeborenen Sohn, unsern Herrn,
empfangen durch den Heiligen Geist,
geboren von der Jungfrau Maria,
gelitten unter Pontius Pilatus,
gekreuzigt, gestorben und begraben,
hinabgestiegen in das Reich des Todes,
am dritten Tage auferstanden von den Toten,
aufgefahren in den Himmel;
er sitzt zur Rechten Gottes, des allmächtigen Vaters;
von dort wird er kommen, zu richten die Lebenden und die Toten.
Ich glaube an den Heiligen Geist,
die heilige christliche Kirche, Gemeinschaft der Heiligen,
Vergebung der Sünden, Auferstehung der Toten
und das ewige Leben. Amen

Predigt
Liebe Schwester, lieber Bruder in Christus!
Die meisten von uns leben in der Stadt. Und auch diejenigen, die nicht direkt in der Stadt wohnen, haben Teil an der städtischen Kultur. Nicht nur die vielen Veranstaltungen, die derzeit ausfallen müssen, wie Konzerte, Fußballspiele, Seminare, gehören zu dieser Kultur, sondern auch die Politik und die Medien. Diese letzteren beiden Aspekte sind auch in der jetzigen Situation kaum eingeschränkt, in mancher Hinsicht sind sie sogar präsenter als vorher: Regierungsdekrete werden häufiger als sonst erlassen und werden von der Bevölkerung genauer studiert als je zuvor. Die Medien verbreiten sie, liefern dazu Zahlen Hintergrundinformationen und Kommentare und geben gelegentlich Anstoß für neue Dekrete.
Gut, dass es diese städtische Kultur gibt. Sie kann vielen Menschen helfen, ihr Leben angesichts der Infektionsgefahr zu bewahren. Und es hängt jetzt viel davon ab, dass wir uns nicht ausklinken, sondern uns gemäß der Anordnungen verhalten.
Dennoch lädt uns der heutige Bibelabschnitt ein, hinauszugehen aus der Stadt:

Jesus hat, damit er das Volk heilige durch sein eigenes Blut,
gelitten draußen vor dem Tor.
So lasst uns nun zu ihm hinausgehen vor das Lager
und seine Schmach tragen.
Denn wir haben hier keine bleibende Stadt,
sondern die zukünftige suchen wir. 
(Hebräer 13,12-14)

Wie sollen wir diesen Aufruf verstehen, „hinauszugehen“? Sollen wir die Augen verschließen angesichts dessen, was gerade in der Stadt geschieht, die Nachrichten ignorieren, so tun, als gäbe es weder den Virus noch die Maßnahmen, die seine Verbreitung einschränken sollen?
Nein, das sollen wir nicht. Aber wir sollen wahrnehmen, dass es jenseits der Stadtmauern noch eine andere Wirklichkeit gibt. Diese Wirklichkeit ist uns nicht so leicht zugänglich. Die Medien berichten wenig darüber, für die staatlichen Anordnungen spielt diese Wirklichkeit kaum eine sichtbare Rolle – auch wenn zu hoffen ist, dass die Verfasser dieser Anordnungen in irgendeiner Weise mit dieser anderen Wirklichkeit verbunden sind.

Der heutige Bibelabschnitt fordert uns auf, anzuerkennen, dass das Entscheidende in unserem Leben nicht im Rahmen der städtischen Kultur geschieht, sondern jenseits der Mauern bereits geschehen ist, „draußen vor dem Tor“. Dort hat Jesus gelitten, „damit er das Volk heilige durch sein eigenes Blut“. In unserer Kultur gibt es wenig Verständnis davon, was Heiligkeit bedeuten könnte. Auch die Worte aus der Epistel, Jesus sei durch seinen Tod  „der Urheber der ewigen Seligkeit geworden“ lösen bei den meisten von uns wohl keine spontane Zustimmung aus. Wir leben heute nicht mehr in derselben Welt wie vor 500 Jahren, in der die städtische Kultur, zumindest vom Anspruch her, viel stärker von der biblischen Überlieferung geprägt war als bei uns heute.

Vielleicht müssen wir uns damit abfinden, dass wir die Logik der biblischen Worte nicht unmittelbar einleuchtend finden. Vielleicht lassen wir die Aussagen, wir würden durch das Blut Jesu geheiligt, und durch seinen Tod und seine Auferstehung sei er für uns der Urheber der ewigen Seligkeit geworden, zunächst einmal einfach stehen. Und wenden uns der Aussage zu, wir sollen hinausgehen, hinaus aus der Stadt, dorthin, wo er gelitten hat.

Wie geht das, hinauszugehen? Wir sind gerade dabei, es zu tun. Der Gottesdienst ist eine Möglichkeit, hinauszugehen. Das persönliche Gebet ist eine andere. Wir lassen für einen gewissen Zeitabschnitt die städtische Kultur hinter uns und begeben uns vor die Tore der Stadt. Wir vergessen dabei nicht, was in der Stadt vor sich geht. Aber wir wechseln die Perspektive. Die Angst, angesteckt zu werden, die Einsamkeit in den eigenen vier Wänden, die Überlegungen zur Angemessenheit der Vorschriften, das Mitgefühl für Menschen, die uns von ihrer Situation erzählt haben, das bange Fragen, wie lange das alles noch dauern wird, das Nachdenken darüber, was als nächstes zu tun ist – all das tritt jetzt in den Hintergrund. Es verschwindet nicht, im Gebet kann es auch ausdrücklich benannt werden, aber es bestimmt nicht unser Denken. Wir wenden uns einer Wirklichkeit zu, die wir nicht sehen können, die aber die Macht hat, in unserem Denken und Fühlen die Orientierung zu übernehmen. Einer Macht, der wir vertrauen dürfen. Wir nennen diese Macht „Gott“. Aber dieser Begriff steht nicht wie alle anderen uns bekannten Begriffe für ein definierbares Objekt dieser Welt. Er steht vielmehr für die andere Wirklichkeit, die uns vor den Toren der Stadt, im Gottesdienst, im Gebet, entgegenkommt. Es ist eine sehr komplexe Wirklichkeit. Die Bibel beschreibt auf vielen hundert Seiten Erfahrungen mit ihr. Und die Hauptaussage dabei lautet: In Jesus Christus hat diese Wirklichkeit die Gestalt eines Menschen angenommen. Jesus ist am Kreuz gestorben und hat uns dadurch die Möglichkeit eröffnet, in diese Wirklichkeit einzutreten. Das kann geschehen, wenn wir uns auf seine Geschichte einlassen, „seine Schmach tragen“, bereit werden, uns von ihm leiten zu lassen – und nicht von den täglichen Nachrichten, Informationen und Kommentaren.

Wie gesagt: Was wir in den Medien lesen, sehen und hören wird dadurch nicht negiert. Aber es wird einer anderen Orientierung unterstellt als der, die wir sonst gewohnt sind. Wir sind den einzelnen Nachrichten nicht länger ausgeliefert. Wir stehen unter dem Schutz und unter der Leitung von Jesus Christus. Ihm können wir im Gebet alles vortragen, was uns bewegt. Wenn es sein muss, so wie es die Epistel von ihm erzählt: mit Bitten, Flehen, lautem Schreien und mit Tränen. Wir tragen mit ihm seine Schmach, nehmen – gerade jetzt, in der Passionszeit – seine Geschichte wahr, die ihn vor dem Sterben nicht bewahrt hat. Die ihn aber zu einem Leben geführt hat, in dem es keine Grenzen mehr gibt. Und an diesem Leben lässt er uns teilhaben.
Dieses Leben ist es, das uns im Gottesdienst und im Gebet stärkt. Dieses Leben soll uns regieren, wenn wir in die Stadt zurückkehren. Es ist anders gestaltet, als das Leben, das wir kennen. Wir haben es im Evangelium gehört: Hier geht es nicht darum, eine glanzvolle Position einzunehmen. Sondern: „Wer groß sein will unter euch, der soll euer Diener sein; und wer unter euch der Erste sein will, der soll aller Knecht sein.“ Und nicht nur diese Kriterien der Macht sind vertauscht. Vieles von dem, was uns in der Stadt und ihrer Kultur begegnet, erscheint von dem neuen Leben her in einem anderen Licht.

Letztlich erscheint die ganze Stadt in einem neuen Licht. Sie und ihre Kultur sind nicht mehr das, was letztlich zählt. Sicher, wir leben in ihr, und wir haben dafür zu sorgen, dass wir miteinander in ihr weiterleben können. Und miteinander heißt: Nicht nur mit unseren Familien und Freunden, sondern mit allen, die in dieser Stadt leben. Auch mit denen, den wir lieber aus dem Weg gehen, oder deren Not wir am liebsten ignorieren würden. Aber dennoch: Es ist nicht die Stadt, die bleibt, sie wird nicht auf Dauer bestehen. Wir leben in ihr im Blick auf eine andere Stadt, die uns verheißen ist. Von ihr haben wir vor den Toren der Stadt nicht nur erfahren. Die lebendige  Hoffnung, dass wir einst – miteinander – in ihr leben werden, ist uns dort ins Herz gelegt worden und stärkt und begleitet uns. Die Suche nach dieser zukünftigen Stadt gestaltet unser Leben hier und jetzt.

Lied 252: Ist Gott für mich, so trete V 1.4.5

Gebet
Lasst uns an dieser Stelle zunächst vor Gott bringen,
was uns im Kopf und im Herzen bewegt:
z.B. die Sorgen, die wir uns um die Zukunft machen
und um konkrete Personen,
die Dinge, die uns belasten,
aber auch den Dank für das, was uns freut und tröstet.

Miteinander lasst uns beten um Schutz, Hilfe und Trost,
Ermutigung und Heilung und geistliche Führung für

  • die vom Virus Infizierten
  • die Ärzte und Pflegekräfte in den überlasteten Krankenhäusern
  • die Angehörigen und Freunde von Verstorbenen die nicht einmal an der Beisetzung ihrer Lieben teilnehmen können
  • die Schwächsten in der Gesellschaft, Alte und Behinderte in Heimen und deren Pfleger, Obdachlose und Flüchtlinge, die gar kein zu Hause haben, wo sie bleiben können
  • alle Menschen, die in Angst leben, und die angesichts der Schutzmaßnahmen und der Pressemeldungen in der Isolation immer tiefer in ihrer Angst versinken
  • die Menschen in allen anderen Ländern, die mit dem Virus, aber auch mit Krieg, Gewalt, Hunger zu kämpfen haben

Lasst uns dann einen Moment in der Stille verharren, in dem wir uns bemühen auch innerlich zu schweigen und eher zu lauschen als zu denken.

Gütiger Gott, dein Sohn hat uns gedient und sein Leben für uns gegeben.
Durch ihn bitten wir dich:
Lass uns in deiner Kirche, in der ELKI, in den anderen Italienischen Kirchen, in den Kirchen in Europa, mit denen wir zusammenarbeiten in Slowenien, Ungarn, Österreich, Württemberg und Bayern und in allen anderen Kirchen auf Dein Wort hören und in geschwisterlicher Liebe füreinander da sein und für alle, die Hilfe brauchen.

Gib den Regierenden Deinen Geist um angesichts der Bedrohung durch den Virus die richtigen Maßnahmen zu treffen; lass sie aber auch die anderen Probleme auf unserer Erde nicht vergessen.

Hilf uns, die bestehenden Einschränkungen verantwortlich einzuhalten, stärke, tröste und erfreue uns durch Dein Evangelium.

Gütiger Gott, deine Macht ist die Macht der Liebe. Lass uns ihr vertrauen und deinem Sohn Jesus Christus folgen. Der mit dir in der Einheit des Heiligen Geistes lebt und regiert in Ewigkeit.

Vater unser im Himmel.
Geheiligt werde dein Name. Dein Reich komme.
Dein Wille geschehe wie im Himmel, so auf Erden.
Unser tägliches Brot gib uns heute.
Und vergib uns unsere Schuld,
wie auch wir vergeben unsern Schuldigern.
Und führe uns nicht in Versuchung,
sondern erlöse uns von dem Bösen.
Denn dein ist das Reich und die Kraft
und die Herrlichkeit in Ewigkeit. Amen. 

Lied 133: Wir danken dir, Herr Jesu Christ

Segen
Der Herr segne uns und behüte uns;
Der Herr lasse sein Angesicht leuchten über uns
und sei uns gnädig;
Der Herr erhebe sein Angesicht auf uns und gebe uns Frieden.
Amen.