Comunicazioni

prossimo culto – 23 gennaio 2022 – liturgia SPUC

Cordiale invito al prossimo culto il 23 gennaio

alle ore 17.30 nella chiesa in Via Carlo Poerio 5

In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo.

Questo il motto di questa settimana, dove cristiani di tutte le confessioni e in gran parte del mondo si uniscono in preghiera per l’unità.Purtroppo gli incontri a Napoli sono stati cancellati, noi vogliamo vederci comunque domenica alle ore 17.30, come previsto, ma nella nostra chiesa, per pregare insieme per l’unità dei cristiani.

Vi aspetto numerosi e numerose, vostra

Kirsten Thiele, Pastora

Settimana di preghiera – Gebetswoche

Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (SPUC) 2022, introduzione:

“Dopo la nascita di Gesù avvenuta a Betlemme di Giudea, ecco giungere a Gerusalemme dei magi da Oriente e dire: Dov’è il neonato re dei Giudei? Abbiamo infatti visto la sua stella in Oriente e siamo venuti qui per onorarlo.
In viaggio, apparve ancora ai magi la stella che avevano visto in Oriente, che andava avanti a loro e si fermò sopra dove si trovava il bambino. Vista la stella essi gioirono di una grandissima gioia. Giunti alla dimora videro il bambino con Maria, sua madre e, gettandosi a terra gli si prostrarono davanti e, aperti i loro tesori gli offrirono doni: oro, incenso e mirra.” (Mt.2,1-2.9-11)

In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo.
Questo il motto di questa settimana, dove cristiani di tutte le confessioni e in gran parte del mondo si uniscono in preghiera per l’unità. Per intenderci: l’unità della Chiesa non è qualcosa che noi potremo fare, ma è un fatto già avvenuto per volontà di Dio. Ecco perché rimane nostro compito di far diventare sempre più visibile questa unità che nello Spirito di Dio già esiste.
Da alcuni anni siamo d’accordo che questa unità non può consistere nel fatto che tutti e tutte dovrebbero riunirsi sotto la stessa dottrina – in quanto anche impossibile.
Il nuovo ordine è: unità nella diversità.
E qui diventa determinante la stella, che appare su Betlemme e che ha guidato alcuni uomini saggi dall’altra parte del mondo conosciuto. La stella riunisce ciò che sembra diviso. Quel bambino nella mangiatoria è il volto di Dio che vuole radunare il suo popolo da tutte le parti della terra e da tutti i popoli, come promesso già nei scritti ebrei, il nostro Primo Testamento. E quando Dio assume il volto umano in Gesù di Nazareth diventa visibile in lui la volontà divina: che siamo uniti nel amore, nella lotta comune per la giustizia per tutti e tutte, nella misericordia e nella riconciliazione.
La stella di Dio ci vuole guidare sul nostro comune verso Dio, su sentieri diversi, ma uniti sotto la Sua stella.
Così che non siamo “stelle erranti”, come vengono definiti (nella lettera di Giuda) coloro che tradiscono la fede, non annunciano la buona notizia di Dio per tutti, non combattono per la giustizia.
Ma che possiamo essere stelle splendenti, come già promette Daniele:
“I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento,
e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno.” (Daniele 12,3)
Alla fine è Gesù stesso che si definisce la stella del mattino, che rischiara le nostre vie, anche attraverso tempi bui, attraverso sbagli e verso una comprensione della volontà divina sempre più chiara:
Così dice Gesù nell’ultimo capitolo della Bibbia:
“Ecco, io vengo presto e con me avrò la mia ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. Io, Gesù, sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino.” (Apc.22,12-13+16)

Gesù Cristo apre le porte della fede a tutte le nazioni, a tutti cristiani, a tutti fedeli.
E noi dobbiamo aprire i nostri scrigni, come i tre magi davanti al bambino, per condividere i doni diversi che abbiamo ricevuti. Questo ci arricchisce e questo porterà sempre di più all’unità anche visibile, dove potremo condividere non solo le nostre preghiere, ma anche pane e vino alla mensa del Signore, perché è Lui che ci invita tutti e tutte.
Con questo auguro una benedetta settimana di preghiera, sperando che dura anche più a lungo di una settimana all’anno.

 

Gebetswoche für die Einheit der Christen 2022, Einführung

“Als Jesus geboren war in Bethlehem in Judäa, siehe, da kamen Weise aus dem Morgenland nach Jerusalem und sprachen: Wo ist der neugeborene König der Juden? Wir haben seinen Stern gesehen im Morgenland und sind gekommen, ihn anzubeten.
Und siehe, der Stern, den sie im Morgenland gesehen hatten, ging vor ihnen her, bis er über dem Ort stand, wo das Kindlein war. Als sie den Stern sahen, wurden sie hocherfreut und gingen in das Haus und fanden das Kindlein mit Maria, seiner Mutter, und fielen nieder und beteten es an und taten ihre Schätze auf und schenkten ihm Gold, Weihrauch und Myrrhe.” (Mt.1,1-2.9-11)

Wir haben seinen Stern gesehen im Morgenland und sind gekommen, ihn anzubeten.
Dies ist das Motto dieser Woche, in der Christen aller Konfessionen und in den meisten Teilen der Welt im Gebet für die Einheit vereint sind. Um es klar zu sagen: Die Einheit der Kirche ist nicht etwas, was wir tun können, sondern etwas, das durch Gottes Willen bereits geschehen ist. Deshalb bleibt es unsere Aufgabe, diese Einheit, die im Geist Gottes bereits besteht, immer mehr sichtbar zu machen.
Seit einigen Jahren sind wir uns einig, dass diese Einheit nicht darin bestehen kann, dass sich alle unter derselben Lehre versammeln – das wäre auch unmöglich.
Die neue Devise lautet: Einheit in Vielfalt.
Und hier wird der Stern, der über Bethlehem erscheint und der einige weise Männer auf die andere Seite der bekannten Welt führte, entscheidend. Der Stern führt zusammen, was getrennt scheint. Das Kind in der Krippe ist das Antlitz Gottes, der sein Volk aus allen Teilen der Erde und aus allen Völkern sammeln will, wie es bereits in den hebräischen Schriften, unserem Ersten Testament, verheißen wurde. Und wenn Gott in Jesus von Nazareth ein menschliches Antlitz annimmt, wird in ihm der göttliche Wille sichtbar: dass wir in der Liebe vereint sind, im gemeinsamen Kampf für Gerechtigkeit für alle, in Barmherzigkeit und Versöhnung.
Der Stern Gottes will uns auf unserem gemeinsamen Weg zu Gott führen, auf unterschiedlichen Wegen, aber vereint unter seinem Stern.
Damit wir keine “irrenden Sterne” sind, wie diejenigen bezeichnet werden, die den Glauben verraten, die nicht die gute Nachricht von Gott für alle verkünden, die nicht für die Gerechtigkeit kämpfen (im Brief des Judas).
Sondern damit wir leuchtende Sterne sein können, wie Daniel es schon verspricht:
“Die Klugen werden so hell strahlen wie die Sonne und diejenigen, die andere auf den Weg der Gerechtigkeit geführt haben, werden für alle Ewigkeit funkeln wie die Sterne.” (Dan.12,3)
Letztlich ist es Jesus selbst, der sich als Morgenstern bezeichnet, der uns den Weg leuchtet, auch durch dunkle Zeiten, durch Fehler hindurch, hin zu einem immer klareren Verständnis des göttlichen Willens:
So sagt es Jesus im letzten Kapitel der Bibel:
„Siehe, ich komme bald und mein Lohn mit mir, um allen zu vergelten, was sie getan haben. Ich bin das Alpha und das Omega, der Erste und der Letzte, der Anfang und das Ende. Ich, Jesus, bin der Ursprung Davids und zugleich sein Nachkomme. Ich bin der glänzende Morgenstern.“ (Offb.22,12-13.16b)

Jesus Christus öffnet die Türen des Glaubens für alle Nationen, für alle Christen, für alle Gläubigen.
Und wir sollten unsere Schatzkisten öffnen, wie die Heiligen Drei Könige vor dem Kind, um die verschiedenen Gaben zu teilen, die wir erhalten haben. Das bereichert uns, und das wird immer mehr zu einer sichtbaren Einheit führen, in der wir nicht nur unsere Gebete, sondern auch Brot und Wein am Tisch des Herrn teilen können, denn er ist es, der uns alle einlädt.
In diesem Sinne wünsche ich euch eine gesegnete Gebetswoche und hoffe, dass sie noch länger dauert als eine Woche im Jahr.

Versetto dell’Anno – Jahreslosung 2022

Versetto dell’Anno 2022

Gesù Cristo dice: Chiunque venga a me, io non lo allontanerò. (Giovanni 6,37)

Questo è scritto come un “benvenuto caloroso!” sul Anno Nuovo, che è davvero ancora tutto nuovo davanti a noi. Uno sta sulla soglia e lo dice a noi.
“Chiunque venga a me, io non lo allontanerò”, dice Gesù in Giovanni 6,37.
Quando Dio ci accoglie, è “lordo” – con tutto ciò che ci rende quello che siamo e che appartiene alla nostra storia di vita. Nulla viene sottratto, ma siamo accolti con le luci e le ombre della nostra vita. Dio non fa i conti, ma tutto conta, lui perdona, guarisce e sopporta con noi ciò che ci affligge.
Non è uno qualsiasi che apre le sue porte, ma in Gesù Dio stesso ci incontra. Così lo racconta il Vangelo di Giovanni. E allo stesso tempo, Gesù è un padrone di casa che ha sperimentato lui stesso cosa significa essere rifiutato. All’inizio la gente lo acclama, ma poi molti si allontanano. Fino al punto che Gesù chiede ai suoi discepoli: “Andrete via anche voi?” Alla fine viene deportato sulla collina delle esecuzioni fuori Gerusalemme. Quando Gesù muore sulla croce, succede qualcosa di più che il rifiuto della gente. In modo misterioso, lui fa sue le nostre vite.
Prende in consegna ciò che dobbiamo a Dio e alle persone – dove rifiutiamo e non ci fidiamo di Dio e dove rifiutiamo e ignoriamo le persone. Gesù sopporta ciò che non possiamo più cambiare in qualcosa di buono – e così facendo lo elimina per noi.
La figura nella porta allarga le braccia in modo invitante: “Benvenuti e benvenute!”
È un momento speciale quando la porta si apre sulla sala inondata di luce. Perché in questo momento si deciderà chi degli invitati oserà entrare o chi resterà in attesa.
Il padrone di casa sta sulla porta con le braccia tese: tutti sono benvenuti. Non c’è bisogno di un biglietto d’ingresso, o dei soldi per entrare. Non ci sono barriere o condizioni da rispettare. Il padrone di casa non dice: “Siete i benvenuti se…”. No! Accoglienza incondizionata.
Ma non sarà senza conseguenze se entriamo. Perché la vicinanza di Gesù ci cambierà. Ciò che è dolente può essere guarito. Le lacrime saranno asciugate e i tratti amari si ammorbidiranno. Perché l’amore di Colui che invita ha il potere di cambiare le persone.
La domanda è: andiamo a varcare questa porta? E forse sentiamo: Non è una questione di dignità o di condizioni, ma una questione di fiducia.
Il mio augurio per tutti noi con il versetto dell’Anno 2022 è che con esso un raggio di luce dalla porta aperta di Dio cada nelle nostre vite! Che ci aiuti a fidarci di questo Dio che ci accoglie. E che ci incoraggi ad accoglierci l’un l’altra.

Jahreslosung 2022

Jesus Christus spricht: Wer zu mir kommt, den werde ich nicht abweisen. (Joh.6,37)

Das steht da wie ein “herzlich Willkommen!” über dem Neuen Jahr, das wirklich noch ganz neu vor uns liegt. Einer steht an der Schwelle und ruft es uns zu.
„Wer zu mir kommt, den werde ich nicht abweisen”, sagt Jesus in Johannes 6,37.
Wenn Gott uns willkommen heißt, dann gilt dies ,,brutto” – mit allem, was uns ausmacht und was zu unserer Lebensgeschichte gehört. Nichts davon wird abgezogen, sondern wir sind willkommen mit dem Licht und den Schatten unseres Lebens. Gott rechnet nicht ab, sondern nimmt ab, vergibt, heilt und hält mit uns aus, was uns zu schaffen macht.
Es ist eben nicht irgendein Gastgeber, der seine Türen öffnet, sondern in Jesus begegnet uns Gott selbst. So erzählt es das Johannesevangelium. Und zugleich ist Jesus ein Gastgeber, der selber erlebt hat, was es heißt, abgewiesen zu werden. Zuerst jubeln ihm Menschen zu, aber dann wenden sich viele ab. So dass Jesus seine Jünger fragt: „Wollt ihr auch weggehen?” Am Ende wird er abgeschoben auf den Hinrichtungshügel vor den Toren Jerusalems. Als Jesus am Kreuz stirbt, geschieht noch mehr, als dass Menschen ihn abweisen. Auf geheimnisvolle Weise macht er unser
Leben zu seiner Sache: Er übernimmt das, was wir Gott und Menschen schuldig bleiben – wo wir Gott abweisen und nicht vertrauen und wo wir Menschen abweisen und links liegen lassen. Jesus hält aus, was wir nicht mehr gutmachen können – und dadurch schafft er es aus der Welt.
Die Gestalt in der Tür breitet die Arme einladend aus: ,,Willkommen!”
Es ist ein besonderer Moment, wenn sich die Tür zum lichtdurchfluteten Saal öffnet. Denn in diesem Moment wird sich entscheiden, wer von den eingeladenen Gästen sich traut, einzutreten oder wer abwartend stehen bleibt.
Der Gastgeber steht mit ausgebreiteten Armen in der Tür: Alle sind willkommen. Es braucht weder Einlasskarte noch Eintrittsgeld. Es gibt keine Schranken oder Bedingungen, die erfüllt werden müssen. Der Gastgeber sagt nicht: „Du bist willkommen, wenn du …”. Nein! Bedingungslos willkommen. Aber es wird nicht folgenlos bleiben, wenn wir eintreten. Weil die Nähe dieses Gastgebers Jesus uns verändern wird. Da kann heil werden, was wund ist. Tränen werden getrocknet und verbitterte Gesichtszüge werden weich. Weil die Liebe des Gastgebers die Kraft hat, Menschen zu verändern.
Die Frage ist: Gehen wir los und treten durch diese Tür? Und vielleicht spüren wir: Es ist nicht eine Frage von Würde oder Bedingungen, sondern eine Frage des Vertrauens.
Ich wünsche uns allen mit der Jahreslosung 2022, dass damit ein Lichtstrahl aus der geöffneten Tür Gottes in unser Leben fällt! Möge es dazu helfen, dass wir diesem Gott vertrauen, der uns willkommen heißt. Und möge es uns ermutigen, einander willkommen zu heißen.

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Nuovo calendario Settembre-Dicembre 2020

Abbiamo pubblicato il nuovo calendario a partire da settembre.
Tutti i culti e gli incontri sono però sempre da verificare qui online, o chiedendo alla pastora al numero: 348-7765612, perché nella ancora attuale crisi del Covid-19 non possiamo garantire che si possano veramente svolgere.

È possibile scaricare qui la nuova circolare

serata conviviale a tema nel giardino

Venerdì 20 settembre ore 18.30 nel giardino della comunità (Via Pontano 1)

Serata tematica e conviviale (tutti portano cibo da condividere dopo il dibattito)
Tema: “La digitalizzazione in chiesa e società in confronto tra le generazioni”
Fede – Speranza – Smartphone:
come possiamo congiungere la realtà sempre più diffusa di prendere decisioni attraverso algoritmi (I Big Data) con la libertà personale di ciascuno?

In Germania il dibattito sulla cosiddetta digitalizzazione è molto più avanti, soprattutto nei ultimi mesi. La vita quotidiana, sociale, politica e pure nel ambito della sanità è già nelle mani dei nuovi media, e la chiesa deve prendere posizione. Ma che voce ha la chiesa in merito? Non è la prima volta che la domanda si pone, già la Riforma non era pensabile senza i allora nuovi media (la stampa a caratteri mobili). Un numero recente della nostra rivista “Insieme” era dedicato a questo tema.
E poi esistono diversi pregiudizi attraverso le generazioni – “i giovani di oggi stanno sempre al computer e allo smartphone” / “i vecchi non sanno niente e sono indietro”, il dibattito voglia coinvolgere tutte le generazioni in confronto aperto su questa tematica.
La pastora presenta un riassunto del attuale dibattito in chiesa e società, poi tempo libero per altre riflessioni e dibattito. Come sempre i nostro incontri sono aperti a tutti e tutte che vogliono partecipare, portate volentieri amici!
Dopo il dibattito ci sediamo tutti intorno al tavolo per cenare insieme, una cena condivisa dove ognuno/a porta qualcosa di buono da mangiare insieme, nella splendida cornice del giardino di Villa Casalta.

 

Pronti a fare la nostra parte

Articolo di Gian Mario Gillio
Originale all’indirizzo riforma.it

Roma (NEV/Riforma.it), 7 gennaio 2019 – “Abbiamo affrontato i colloqui con l’equipaggio e le persone a bordo della Sea Watch con gratitudine, gioia, imbarazzo, anche tanta tristezza”, così ha detto la vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) Christiane Groeben, raggiunta telefonicamente a Malta al termine dell’incontro con le persone ancora a bordo della Sea Watch 3.  Due imbarcazioni sono partite da Malta nell’ambito dell’Alleanza United4Med a sostegno della nave che ormai da molti giorni attende l’assegnazione di un porto sicuro per le 32 persone, donne, uomini e bambini, salvate nel Mediterraneo centrale il 22 dicembre scorso. Groeben è salita a bordo della Sea Watch 3 nella mattinata del 4 dicembre insieme a una delegazione di parlamentari europei tedeschi, di giornalisti internazionali e di attivisti della società civile.

“La FCEI – prosegue – ha recentemente siglato un accordo di partenariato con Sea Watch per dare concretezza alle sue attività umanitarie. Non eravamo sicuri di riuscire a incontrare le persone a bordo. Le loro condizioni di salute e psicologiche e l’affaticamento per l’estenuante navigazione non garantivano la possibilità di poter parlare con loro. La nostra visita quel giorno era condizionata anche dall’imminente cambio d’equipaggio: gli ospiti dovevano essere avvisati, sostenuti psicologicamente per l’allontanamento del personale amico e per il fatto che la discesa dalla nave era una condizione a loro negata”.

Malgrado le difficoltà l’incontro è poi avvenuto?

Hanno deciso di farlo. In quel momento loro si trovavano a poppa e noi in coperta. La delegazione – oltre alla mia rappresentanza come Federazione delle chiese evangeliche in Italia – era composta da cinque membri del Parlamento tedesco di diversi schieramenti politici e da un membro del Parlamento europeo. C’erano anche giornalisti e troupe televisive. Non è stato facile rispondere alle loro domande non potendo dare risposte certe, sia sul futuro sia su quando sarebbe finito il loro peregrinare, sul perché nessun paese civile e democratico volesse accoglierli dando loro un porto sicuro.

Tra le storie ascoltate ne ricorda una in particolare?

Quella di un ragazzo sedicenne, partito dalla Guinea e sedicesimo figlio della quarta moglie del padre, che per via della povertà e dei pochi mezzi di sostentamento a disposizione ha deciso di fuggire dal suo paese con la speranza di poter trovare condizioni di vita migliori e per poter aiutare la sua famiglia. Al di là dei singoli racconti le persone incontrate mostravano serenità e molta gratitudine verso l’equipaggio che ha fatto un ottimo lavoro di accompagnamento medico e psicologico soprattutto ai bambini spaesati dalla lunga permanenza in nave e per la presenza delle navi di sostegno, viste inizialmente come minacce per possibili rimpatri.

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